Dopo il lungo tormentone di mercato, il tedesco parla per la prima volta del suo passaggio al Wolfsburg: “C’erano troppe aspettative su di me, temevo di non reggerle. E in campo non avevo libertà di numeri…”
Non era una questione di soldi, semmai di stile di vita. Julian Draxler parla per la prima volta del suo trasferimento dallo Schalke al Wolfsburg, operazione da 35 milioni di euro che ha chiuso col botto la sessione estiva del calciomercato. “Ero arrivato alla convinzione che allo Schalke non avrei potuto fare niente di più che resistere alla pressione e alle aspettative”. Parole piuttosto pesanti, che la dicono lunga sullo stato d’animo di un ragazzo che ha appena compiuto 22 anni e che forse in troppi a Gelsenkirchen hanno considerato il salvatore della patria al suo rientro dopo il grave infortunio che l’aveva tenuto fuori 6 mesi.
“Dopo 6 mesi di sto per infortunio, sentivo che dovevo decidere le partite quasi da solo – ha raccontato Draxler nell’intervista a Kicker, in uscita oggi – Così ho capito che era arrivato il momento di prendere un’altra strada”. Una decisione importante, visto che Julian vestiva la maglia dello Schalke dal 2001, quando aveva 8 anni, e che a lungo era stato considerato il volto della squadra di Gelsenkirchen. Decisione maturata alla fine della passata stagione: “Non è che per me la tradizione o le emozioni non significhino niente. Era molto bello essere parte di una squadra come lo Schalke, in cui i tifosi vivono il club con ogni fibra. Ma un giorno ho avuto la sensazione che tutto questo mi ostacolava come persona, perché io ho affrontato molte altre cose oltre al calcio”.
Draxler è inoltre convinto che al Wolfsburg lo aspetti una forte concorrenza: “Allo Schalke non avevo molta libertà di provare qualche numero. Ora ho la sensazione che in allenamento è proprio questo che ci si aspetta da me, ed è ciò di cui avevo bisogno”.