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Josè Mauri ci ripensa: no alla maglia azzurra, precedenza all’Argentina

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Josè Mauri ci ripensa: no alla maglia azzurra, precedenza all’Argentina

Il milanista rifiuta l’Italia U20, il ct dell’U21 Di Biagio lo avvisa: “Se oggi si sente argentino non potrà sentirsi italiano tra un mese: non tornerà a breve”

Appena un mese fa era in panchina nella sfida Italia-Slovenia, valida per le qualificazioni all’Europeo Under 21, oggi Josè Mauri dice no alla maglia azzurra perché si sente argentino. Il primo ottobre la Federcalcio ha diramato i convocati per la gara con la Polonia del Quattro Nazioni, il torneo disputato dall’Under 20 e in cui trovano spazio talenti che magari hanno meno spazio in A, aspettando di salire di livello anche in Nazionale. Nel Milan non ha ancora esordito, con il Parma aveva dimostrato di avere talento, ma non potrà confermarlo con l’Italia, perché resterà un oriundo mancato. Come Mauro Icardi, che rifiutò l’Under 19 per aspettare la chiamata dell’Argentina, che ancora non è pervenuta nonostante le assenze di Higuain (per scelta del ct Martino) e Messi (infortunato). Il club rossonero ha fatto sapere che Mauri si sente argentino e dà la precedenza alla Nazionale albiceleste, perciò non vuole scendere in campo con la maglia azzurra. Certo, il ripensamento c’è stato solo di recente e caso vuole che sia avvenuto con il passaggio dalla squadra di Di Biagio a quella di Evani. Eppure, il cammino di Josè in azzurro era iniziato dall’Under 17 nel 2012, quando aveva solo 16 anni. Di Biagio gli ha fatto capire che non lo richiamerà dopo questo rifiuto: “Josè Mauri è un bravo ragazzo, un bel giocatore. Scegliendo di non rispondere alla convocazione dell’Under 20 ha preso una decisione da rispettare. Era stato mandato con l’Under 20 per farlo giocare un pochino, visto che con il Milan non gioca, ma certo, se oggi si sente argentino non potrà sentirsi italiano tra un mese. Non penso che tornerà a breve“. Se gli interessa davvero solo l’Argentina, Mauri non resterà deluso da queste parole, se così non fosse rischierebbe una pena sull’esempio di Berardi, che quando decise di non rispondere alla chiamata dell’Under 19 perché si sentiva di un livello superiore e ambiva a convocazioni più prestigiose venne punito con sei mesi di sospensione da tutte le nazionali azzurre.