I “dilettanti” rispondo: lo sport italiano attacca Gravina

Icona Autore Niccolò Di Leo
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Olimpiadi Invernali, Milano-Cortina 2026 (Shutterstock)

Olimpiadi Invernali, Milano-Cortina 2026 (Shutterstock)

Il mondo dello sport è rimasto sconcertato dal post partita di Bosnia-Italia. Ma terza esclusione consecutiva degli azzurri dal Mondiale non è la causa principale. Ad aver fatto storcere il naso a tutti quegli sportivi che praticano attività differenti da quelle calcistiche sono state le parole del presidente della FIGC, Gabriele Gravina, in conferenza stampa. Il numero uno della Federcalcio italiana, infatti, nel tentativo di spiegare le differenze normative tra il calcio professionistico e gli altri sport si è consegnato all’opinione pubblica come un bersaglio per il tiro con l’arco (restando in tema sport). Sui social sono stati tanti gli appassionati che hanno duramente criticato la sua uscita, tra questi anche molti sportivi che negli altri sport “dilettantistici” sono punti di riferimento a livello nazionale e mondiale.

Le parole di Gravina e la reazione di Abodi

Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici, facciamo rapporti su basi di equità. Gli altri sono sport di Stato, come quelli invernali: tolta Arianna Fontana, sono tutti dipendenti dello Stato. Sono queste le parole incriminate di un Gabriele Gravina che, secondo un utente “sono quelle di un uomo a cui non è rimasta neanche più la diplomazia“. Parole che il Ministro dello Sport, Andrea Abodi – impegnato in prima linea per le dimissioni del presidente federale – ha provato a spiegare così: “Mi auguro che lo scivolone del presidente Gravina sugli altri atleti sia stata solo una mancanza di lucidità che in certi casi è normale che si determini“. Le giustificazioni, però, non bastano oggi. In un contesto così drammatico dal punto di vista sportivo, le parole di Gravina assumono peso, valore e, quindi, gravità doppia.

La reazione dello sport alle parole di Gravina

Tra gli sportivi che non hanno accettato tali dichiarazioni c’è la pugile Irma Testa che tra le storie Instagram ha scritto: I veri professionisti siamo noi, gareggiamo e vinciamo per la maglia e il nostro Paese, guardando i giocatori milionari fare brutte figure. Mi alleno più dei calciatori guadagnando meno dei loro cuochi o delle loro tate. Nonostante questo quando perdo (quelle poche volte) sento il peso di un’intera Nazione che comunque non mi chiede niente perché impegnata a guardare il calcio.. Forza Italia, la pasta e Toto Cutugno“. “Questa mattina sono andato a correre per dilettoscrive invece il maratoneta e mezzofondista Yeman Crippa.

Se può aiutare qualche calciatore mi metto a disposizione per fare cambio” scrive Pietro Sighel, vincitore di recente dell’oro nello short track, che poi prova a sdrammatizzare: “Dai che è primo aprile, ci sta trollando tutti”. A lui si aggiunge anche Tommaso Giacomel che, invece, è vincitore di un argento nel biathlon: “Se il calcio è professionismo, allora Sinner è un amatore. Avanti così“. Davide Ghiotto, invece, si concentra sulla dipendenza degli atleti dallo Stato, puntando il dito verso i calciatori: “Essere dipendenti dallo stato vuol dire pagare anche le tasse in Italia… al contrario del 90% dei calciatori… ah ops, forse non dovevo dirlo” scrive il pattinatore sul ghiaccio, concludendo con l’emoticon di una risata. All’appello di Ghiotto si aggiunge anche lo sciatore freestyle Simone Deromedis: “Fiero di praticare uno sport di Stato”.

Il maratoneta Iliass Aouani, invece, attraverso una storia Instagram reagisce con una riflessione più profonda alle parole di Gravina, spiegando: “Forse in Italia è giunto il momento di riservare a questi “sport dilettantistici” l’attenzione che 95 pagine di giornale su 100 riservano solo al calcio. Essere professionisti non è un titolo – prosegue – ma è un’attitudine, svolgere un’attività con competenza, etica e serietà, i risultati sul campo sono uno specchio della qualità del lavoro svolto dall’individuo e dal sistema. Trovare alibi non si addice a un vero professionista. Conosco amatori che nella mentalità sono molto più professionisti dei giocatori di cui si sta ormai fin troppo parlando!“.

Dure le parole anche del cinque medaglie d’oro nel nuovo, Gregorio Paltrinieri che prova a responsabilizzare Gravina: “Perdere fa anche parte dello sport, può succedere. Quando però metti in fila un po’ di prestazioni negative significa che c’è qualcosa che non sta funzionando a livello generale. Dispiace vedere quello che dice Gravina. Io quando perdo penso a me stesso e faccio un’analisi di quello che sbaglio io e che faccio io, senza buttare in mezzo altri”.

Durissime le parole del giovane Mattia Furlani, talento nel salto in lungo: “Questo discorso ammazza proprio i valori dello sport e il lavoro che lo Stato e le forze dell’ordine (che continuerò a ringraziare sempre) fa per portare avanti un movimento e giovani atleti ragazzi, e rende atleti PROFESSIONISTI per realizzare i propri sogni con sacrificio, dedizione e lavoro. A quanto pare non se ne rende conto di cosa c’è dietro. Mi dispiace perché non è solo un insulto al calcio ciò che ha detto, ma anche allo sport italiano. Mi batterò sempre solo tramite i risultati, ma anche mostrando qui sui social cosa c’è dietro lo sport e il lavoro… con un investimento di 15 anni che ho fatto con la mia famiglia su metodi di lavoro, studio e passione, partendo da vivere sotto a un ponte fino ad arrivare all’elite mondiale. Perché è questa la professione, non chi dichiara certe cose sputando sul lavoro altrui“.

Tra gli ultimi a commentare il campione olimpico Gianmarco Tamberi che pubblicando una foto della Nazionale, ma con i volti sostituito con quelli degli atleti italiani, ha scritto: “Dilettanti allo sbaraglio“.