Millwall-West Ham, il ritorno del derby più temuto d’Inghilterra
Tifosi del Millwall al pub (Shutterstock)
Sabato 19 settembre, rigorosamente alle 12.30 locali (le 13.30 italiane), quando Millwall e West Ham entreranno in campo al The Den, il calcio inglese ritroverà una partita che non assomiglia quasi a nessun’altra. Non è il derby più prestigioso di Londra, non mette di fronte le squadre con più trofei e non possiede la dimensione internazionale di Arsenal-Tottenham. Eppure, per capire una parte profonda della cultura calcistica inglese, bisogna passare da qui. Dai docks, dagli operai, dalle fabbriche, dalle vecchie firm e da una rivalità che il tempo ha congelato senza riuscire a spegnerla.
Millwall-West Ham torna in una gara ufficiale dopo oltre quattordici anni: l’ultima volta era il 4 febbraio 2012, a Upton Park. Per questo il prossimo weekend non sarà semplicemente quello di un derby londinese. Sarà il ritorno di una delle partite più temute, raccontate e mitizzate d’Inghilterra.
Il fascino nasce anche dalla rarità. Le due squadre hanno trascorso gran parte degli ultimi decenni su piani differenti e, a differenza di altre rivalità londinesi, non hanno avuto bisogno di incontrarsi ogni anno per alimentare l’ostilità. Anzi, l’assenza ha quasi aumentato il peso dell’appuntamento. L’ultimo Millwall-West Ham disputato al The Den risale al settembre 2011 e terminò 0-0. Prima ancora c’era stata la notte del 25 agosto 2009 a Upton Park, una partita di Coppa di Lega diventata tristemente celebre per gli scontri dentro e fuori lo stadio. Ora la Championship li ha riuniti. E per comprendere perché l’Inghilterra guarderà con tanta attenzione verso la capitale britannica bisogna tornare a più di un secolo fa.
Prima del calcio c’erano i docks
Questa storia non nasce negli stadi, ma lungo il Tamigi. Il Millwall venne fondato nel 1885 sull’Isle of Dogs (nella zona est di Londra) da lavoratori della J.T. Morton, un’azienda attiva nell’industria conserviera. Dieci anni più tardi, non lontano da lì, nacque il Thames Ironworks FC, creato attorno agli operai dell’omonimo cantiere navale. Quel club sarebbe diventato nel 1900 il West Ham United.
Erano mondi vicinissimi. Le prime sedi delle due società distavano meno di cinque chilometri e rappresentavano comunità operaie che vivevano del porto, delle fabbriche e del lavoro manuale. Solo nel 1910 il Millwall avrebbe attraversato il fiume per trasferirsi a sud del Tamigi (a New Cross e poi a Bermondsey), radicandosi definitivamente nel sud-est della città. Anche l’identità contemporanea delle squadre porta ancora quei segni: il West Ham continua a essere associato agli “Hammers” e agli “Irons”, con i martelli incrociati nello stemma, mentre il Millwall conserva un rapporto indissolubile con la cultura dei docks e con il sud-est londinese.
Il primo confronto ufficiale arrivò il 9 dicembre 1899, quando Millwall Athletic e Thames Ironworks si affrontarono nelle qualificazioni di FA Cup: vinsero i Lions 2-1. Nei primi anni le sfide furono frequentissime: tra il 1899 e il 1915 i due club si incrociarono decine di volte e la vicinanza trasformò rapidamente la competizione sportiva in appartenenza territoriale.
C’è poi un racconto tramandato per generazioni secondo cui l’odio sarebbe esploso definitivamente durante lo sciopero generale britannico del 1926: una parte degli operai vicini al Millwall avrebbe continuato a lavorare mentre quelli dell’area del West Ham aderivano alla protesta. È una versione diventata quasi canonica nella mitologia del derby e ripresa da varie fonti britanniche, ma la sua attendibilità storica è molto discussa: diverse ricostruzioni la considerano una leggenda sviluppatasi successivamente. È forse proprio questo dettaglio a spiegare la natura della rivalità: in Millwall-West Ham storia documentata e memoria popolare si sono sovrapposte fino a diventare difficili da separare.
Quando il derby diventò paura
La componente operaia spiega l’origine, ma non basta per capire la fama mondiale della partita. A modificarne per sempre l’immagine furono gli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, quando il fenomeno dell’hooliganismo britannico trasformò molti stadi in territori di scontro.
West Ham e Millwall finirono al centro di quella stagione. Attorno agli Hammers si impose la famigerata Inter City Firm, mentre nell’universo Millwall divennero celebri i Bushwackers. Nomi entrati nella letteratura dell’hooliganismo e, successivamente, anche nella cultura popolare. Cinema, libri e documentari hanno contribuito a esportare quell’immaginario molto oltre Londra, fino a trasformare la rivalità in uno degli archetipi della football violence inglese.
Alcuni episodi furono tragici. Nel 1976 il tifoso del Millwall Ian Pratt morì dopo essere caduto da un treno durante incidenti che coinvolsero sostenitori rivali. Due anni più tardi, alla vigilia di un nuovo confronto, comparvero volantini di vendetta e la partita del 1978 fu accompagnata da un imponente dispositivo di sicurezza, arresti e feriti.
Il calcio britannico di oggi è profondamente diverso. Telecamere, divieti di accesso, controllo dei biglietti, stadi trasformati e legislazione specifica hanno ridimensionato un fenomeno che negli anni Ottanta sembrava quasi incontrollabile. Ma Millwall-West Ham porta ancora quella memoria addosso, anche quando la maggioranza assoluta dei tifosi vuole semplicemente sostenere la propria squadra.
Il giorno del “massacro” e la notte del 2009
La rarità degli incontri ha prodotto partite che sono diventate capitoli autonomi della rivalità. Il 21 marzo 2004 il Millwall travolse il West Ham 4-1 al The Den. Era la domenica della Festa della Mamma britannica e quella partita è passata alla storia tra i tifosi Lions come il “Mother’s Day Massacre”. Il Millwall dominò e avrebbe potuto vincere con un margine persino superiore. Per una tifoseria abituata a vivere il rapporto con il vicino generalmente collocato più in alto nella piramide inglese, quel 4-1 conserva ancora oggi un valore particolare.
Ma l’immagine più recente che l’Inghilterra associa al derby è quella del 25 agosto 2009. West Ham e Millwall si incontrarono a Upton Park nel secondo turno di League Cup. Gli Hammers vinsero 3-1 dopo i supplementari, ma il risultato diventò quasi irrilevante.
Ci furono gravi scontri nelle strade intorno allo stadio, cariche della polizia, lanci di oggetti e invasioni di campo. Un tifoso del Millwall venne accoltellato al torace durante i disordini all’esterno dell’impianto e diverse persone finirono in ospedale. Dopo il vantaggio del West Ham nei supplementari, decine di sostenitori invasero il terreno di gioco; gli episodi si ripeterono al fischio finale e la Football Association aprì un’indagine approfondita. Gianfranco Zola, allora allenatore degli Hammers, raccontò di non aver mai assistito a nulla di simile nei suoi anni trascorsi nel calcio inglese.
Non fu una bella pagina di folklore calcistico, ma violenza autentica. Ed è importante distinguerla dalla passione, perché proprio la continua sovrapposizione tra le due cose ha finito spesso per imprigionare entrambi i club dentro una caricatura.
“No one likes us, we don’t care”
Se il West Ham ha costruito nel tempo una dimensione più ampia, fino alla Premier League e alle notti europee, il Millwall ha trasformato l’isolamento in identità. Il coro “No one likes us, we don’t care” (nessuno ci ama, non ce ne importa) è probabilmente la sintesi migliore dell’autopercezione dei Lions.
Il The Den non è uno degli stadi più grandi d’Inghilterra e nemmeno uno dei più moderni, ma mantiene una reputazione particolare. Per molte squadre entrare lì significa affrontare un ambiente compatto, rumoroso, orgogliosamente ostile. Contro il West Ham tutto viene moltiplicato.
Anche geograficamente il derby è cambiato. Il Millwall ha lasciato l’Isle of Dogs da oltre un secolo e risiede a Bermondsey; il West Ham ha abbandonato lo storico Upton Park nel 2016 per trasferirsi al London Stadium. I luoghi originari sono cambiati, gli stadi pure e la Londra portuale che generò i due club non esiste più nella stessa forma. Eppure i simboli sono rimasti.
Questa è forse la caratteristica più affascinante della rivalità: due società che continuano a portare nel XXI secolo un conflitto nato nella Londra industriale dell’Ottocento.
Perché questo derby è così speciale
Il nuovo Millwall-West Ham arriva quattordici anni dopo l’ultimo confronto e quasi quindici dopo l’ultima visita degli Hammers al The Den. Il settore ospiti assegnato al West Ham – 1.774 biglietti – è andato esaurito in pochissimo tempo, le vendite dei biglietti sono state vietate ai turisti così come non ci saranno le classiche “sciarpe souvenir” (quelle metà e metà, tanto per intenderci). Il “Dockers derby” è una cosa personale e riservata solo agli abbonati di entrambe le squadre. Il fischio d’inizio è fissato per le 12.30 inglesi, un orario d’anticipo tradizionale in Inghilterra per i match a elevata criticità di ordine pubblico.
Non sarà però soltanto una rievocazione storica. Ci sono punti di Championship da conquistare e una stagione da indirizzare. Il West Ham si trova in seconda divisione e il ritorno nello stesso campionato del Millwall ha improvvisamente restituito vita a una rivalità che sembrava destinata a sopravvivere soltanto nei ricordi. Per i Lions, battere gli Hammers possiede un valore che va ben oltre la classifica. Per il West Ham, perdere al The Den significherebbe concedere ai rivali una vittoria da ricordare per anni.
L’ultima volta che le due squadre si affrontarono, nel febbraio 2012, il West Ham vinse 2-1 a Upton Park grazie alla rete decisiva di Winston Reid, nonostante fosse rimasto in dieci uomini nel primo tempo per l’espulsione di Kevin Nolan. Da allora sono cambiati giocatori, allenatori, proprietà e stadi. Non è cambiato il nome dell’avversario.
Ed è questo che significa Millwall-West Ham in Inghilterra: non semplicemente novanta minuti tra due club di Londra, ma l’improvvisa riapertura di un archivio collettivo. Dentro ci sono i docks, le fabbriche, l’orgoglio operaio, i quartieri, le firm, le pagine più buie dell’hooliganismo e la trasformazione del calcio britannico moderno. Ci sono generazioni di tifosi che questa partita l’hanno vissuta e altre che ne hanno soltanto sentito parlare.
Sabato, al The Den, potranno finalmente viverla insieme. E quando dagli spalti arriverà il primo boato, sarà evidente perché per raccontare Millwall-West Ham la parola “derby” non è mai stata sufficiente.