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Champions League, la Juve sogna e si risveglia: ai supplementari passa il Galatasaray

Icona Autore Niccolò Di Leo
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Weston McKennie (Getty Images)

La Juventus di Luciano Spalletti lascia la Champions League con l’amaro in bocca. Nonostante i tre gol di svantaggio i bianconeri hanno sognato di potersi regalare una qualificazione agli ottavi di finale che avrebbe scritto la storia del club e della competizione. Il gol di Locatelli su rigore, arrivato al 37′ aveva aperto alla rimonta alimentando le speranze. Nel secondo tempo l’espulsione di Kelly sembrava compromettere ogni possibilità, ma la squadra di Spalletti non ha demorso e ha continuato a insistere anche in inferiorità numerica. Ed è così che Gatti al 70′ riapre la partita con una zampata sul secondo palo e pochi minuti dopo il solito McKennie firma il 3-0 segnando di testa e facendo esplodere l’Allianz Stadium.

I tempi supplementari e la rimonta del Galatasaray

La partita va così ai tempi supplementari, quando però le energie in casa bianconera vanno sempre più calando. Ad approfittare della situazione e della superiorità numerica è il Galatasaray che al termine del primo tempo supplementare riesce ad accorciare con l’ex Napoli, Victor Osimhen, e a chiudere la pratica al 119′ con la rete di Yilmaz che regala un risultato equilibrato, ma che non rispecchia l’ottima prestazione dei bianconeri.

La Juve protesta due volte

Non mancano le polemiche al termine della partita tra Juventus e Galatasaray. Il primo riguarda la mancata espulsione di Torreira. Il centrocampista uruguaiano interviene su Thuram, in area di rigore, e l’arbitro fischia calcio di rigore, senza estrarre il secondo giallo nei confronti dell’ex Fiorentina. Il motivo, nonostante la richiesta di espulsione da parte dei calciatori bianconeri, è la depenalizzazione della sanzione in caso di penalty. Nel momento in cui si fischia caldo di rigore, infatti, la sanzione viene ridotta e un intervento da giallo diventa non passibile di ammonizione. Diverso, invece, è il caso di Kelly dove la chiamata del VAR all’on field review per mancato rosso nei confronti del difensore inglese è incomprensibile. Il giocatore della Juve salta per colpire il pallone di testa e cadendo colpisce, seppur duramente, la caviglia dell’avversario. Un contatto che può essere punito con il fallo, ma di certo non con l’espulsione che ha compromesso la partita.