Il miracolo Bodø/Glimt: la “Cenerentola” del Polo Nord conquista la Champions
L'esultanza dei giocatori del Bodø/Glimt (Shutterstock)
A circa 200 chilometri a nord del Circolo Polare Artico, dove le temperature scendono regolarmente sotto lo zero e il sole può splendere per 24 ore consecutive, sta nascendo la favola più incredibile del calcio moderno. Il Bodø/Glimt non è più solo una curiosità geografica, ma una realtà consolidata che ha appena scosso l’Europa eliminando l’Inter nei playoff e conquistando un posto tra le migliori 16 squadre della Champions League 2025/2026. Un traguardo storico per il club giallonero che, al suo debutto assoluto nella massima competizione continentale, ha già mietuto vittime illustri come Manchester City e Atlético de Madrid durante la fase a gironi.
Dalla discriminazione al dominio scandinavo
La storia del club, fondato nel 1916, è segnata da una lunga battaglia contro i pregiudizi. Fino a metà degli anni ’70, alle squadre del nord della Norvegia era negato l’accesso diretto alla prima divisione, poiché i club del sud le ritenevano non all’altezza. Dopo aver conquistato il diritto di competere sul campo, il “Glimt” (che significa fulmine) ha iniziato una scalata inarrestabile, culminata con la vittoria di quattro titoli nazionali negli ultimi sei anni. Quello che una volta era un club “emarginato” è diventato oggi il dominatore assoluto dell’Eliteserien, trasformando lo stadio Aspmyra in una fortezza inespugnabile dove sono cadute big del calibro di Roma, Porto e Lazio.
Il segreto del successo: identità e gestione oculata
Dietro l’exploit europeo si cela una filosofia societaria che privilegia la crescita istituzionale rispetto ai risultati immediati. Sotto la guida del tecnico Kjetil Knutsen, le parole “vittoria” o “punti” sono bandite dal vocabolario quotidiano: l’unico dogma è lo sviluppo di un gioco offensivo e l’integrazione dei giovani del vivaio. Questo approccio si riflette anche nei bilanci: il club è passato da un budget di 4 milioni di euro nel 2017 a entrate per 60 milioni nel 2024. La strategia è chiara: vendere i propri gioielli a peso d’oro (come Albert Grønbæk al Rennes per 15 milioni) e reinvestire in talenti scandinavi a basso costo, mantenendo una gestione familiare che vede nel capitano Patrick Berg la terza generazione di una dinastia che ha fatto la storia del club.