Inter, Chivu: “Noi obbligati a vincere e gli altri no: non va bene”
Chivu, allenatore dell'Inter (Shutterstock)
L’Inter si avvicina alla sfida contro lo Shakhtar Donetsk con la necessità di ritrovare certezze in Champions League, ma alla vigilia del match a prendersi la scena è soprattutto Cristian Chivu. Il tecnico nerazzurro non ci sta a vedere la propria squadra trasformata in un caso nazionale dopo le difficoltà europee e mette in discussione una narrazione che sembra attribuire ai nerazzurri responsabilità e aspettative superiori rispetto alle avversarie. “C’è la sensazione che l’Inter abbia un obbligo e gli altri no: non va bene”, è la presa di posizione dell’allenatore, che chiede di distinguere le critiche legittime dalla pressione eccessiva. I numeri, del resto, sono però pesanti: quattro sconfitte consecutive in Champions e sette ko nelle ultime otto partite europee. Contro gli ucraini, in sintesi, il successo è un obbligo.
Ragionamenti corretti
Chivu sa che il rendimento continentale rappresenta il principale punto debole di un percorso che in campionato ha invece restituito risultati e continuità. Le battute d’arresto contro Real Madrid e Bruges hanno alimentato interrogativi sulla mentalità e sulle scelte, ma il tecnico non intende scaricare le responsabilità sui propri giocatori. “Quando le cose non vanno bene non punto mai il dito verso i giocatori. L’allenatore è il primo colpevole, devo migliorare io prima di tutto”, ha spiegato, chiarendo anche il senso delle riflessioni successive alla sconfitta in Belgio. L’obiettivo è trovare le soluzioni necessarie senza stravolgere l’identità della squadra: “Voglio che i miei si divertano anche nelle avversità, bisogna essere consapevoli dell’importanza delle partite, devono prendersi responsabilità senza perdere di vista il gioco. Così facendo è più facile vincere”.
I giusti parametri
Il messaggio più forte, però, riguarda il modo in cui vengono giudicati i risultati dell’Inter. Chivu non nega gli errori né le difficoltà, ma rifiuta che una sconfitta venga trattata come una catastrofe, quasi che il club debba rispondere a un obbligo di vittoria che non coinvolge allo stesso modo gli avversari. “Non siamo perfetti e non vogliamo essere dipinti come la perfezione ma neanche che diventi un dramma nazionale se l’Inter perde. Abbiamo problemi come tutti ma mi interessa che il gruppo faccia di tutto per portare a casa il risultato”. Una presa di posizione che accompagna la vigilia di una gara fondamentale: “Ma ora comunque conta vincere domani, questa è l’unica priorità”. Per l’allenatore, la risposta deve arrivare dal campo, senza alimentare ulteriormente il peso delle aspettative.