Dimissioni Gravina, la decisione spetta al Consiglio Federale: quando c’è e i possibili scenari
Gabriele Gravina (Shutterstock)
L’ennesimo fallimento per la Nazionale, sotto la gestione di Gravina, e un incubo che sembra non finire mai. L’Italia di Gattuso ha mancato la qualificazione al Mondiale 2026 che si disputerà in estate tra Messico, USA e Canada. La sfida con la Bosnia si è decisa ai calci di rigore, fatali per gli azzurri gli errori dal dischetto di Pio Esposito e Cristante. Un’altra pagina terribile per la storia del calcio italiano che fa riemergere una crisi già annunciata.
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Nazionale, in futuro di tutti è incerto. La situazione
Tutti sono a rischio, nessuno è escluso. Dai vertici della Federcalcio ai giocatori stessi, passando per staff e commissario tecnico. Il futuro è più incerto che mai e verrà deciso nei prossimi giorni quando si riunirà il Consiglio Federale convocato dal presidente Gravina che avrà l’onere di prendere una decisione in primis per il suo futuro. Il numero uno della Federcalcio, nonostante tutto, ha deciso di non fare spontaneamente un passo indietro e di rimettere la decisione al Consiglio.
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I possibili scenari in vista del Consiglio Federale
Tre sono i possibili scenari, alcuni plausibili altri meno. La sfiducia non è un’ipotesi possibile considerando che il Consiglio ha sempre appoggiato Gravina e dunque, come potrebbe ora andargli contro? Poi, va detto che nel sistema calcistico non funziona come nell’ambito parlamentare. Non esiste uno strumento interno per rimuovere il numero uno della Figc dal propio incarico a meno che i consiglieri non decidano di dimettersi in blocco o far venir meno la maggioranza dei componenti aventi diritto al voto. Le dimissioni spontanee, come già detto, non sono una soluzione che il presidente ha intenzione di considerare. Nel caso in cui dovesse ritrattare, fino a nuova elezione l’ordinaria amministrazione verrebbe gestita in regime di prorogati dagli organi uscenti o dal vicepresidente. L’ultima via percorribile è quella sostenuta da Abodi, il ministro dello sport, e cioè quella del commissariamento. L’articolo 6 dello statuto del Coni lo consente ma solo in presenza di gravi irregolarità gestionali, violazioni dell’ordinamento sportivo o impossibilità di funzionamento degli organi direttivi. Un risultato sportivo come quello ottenuto dall’Italia non è sufficiente a giustificare un intervento esterno e lo conferma la storia con i precedenti commissariamenti dopo le dimissioni di Tavecchio. Allo stato attuale, questa possibilità è legata più a un’eventuale evoluzione della crisi interna e difficilmente si potrà configurare.