Mondiali 2026, Tebas duro su Infantino: “Sta distruggendo il calcio!”

Icona Autore Niccolò Di Leo
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Trump e Infantino (Shutterstock)

Il Mondiale che si è appena concluso è stato caratterizzato da molte polemiche. Nel mirino degli appassionati e delle istituzioni c’è anche il rapporto tra la FIFA, e in particolare il suo presidente Gianni Infantino, e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trumpe. Le accuse mosse nei confronti del numero uno della massima organizzazione calcistica sono quelle di una totale accondiscendenza al Tycoon, che avrebbe toccato il proprio apice con la sospensione della squalifica di Balogun, dopo il rosso rimediato contro la Bosnia Erzegovina. Le ultime critiche mosse nei confronti di Infantino sono arrivate da Tebas, intervenuto ai taccuini della Gazzetta dello Sport. Il presidente della Liga avrebbe chiesto le dimissioni del presidente FIFA dopo la Coppa del Mondo appena conclusasi.

Tebas contro Infantino

Secondo me dovrebbe andarsene, penso che abbia fatto il suo tempo. Però ha l’appoggio del sistema, delle federazioni, non c’è molto altro da aggiungere no? Non c’è un candidato di opposizione, nessuno vuole presentarsi per perdere. La Fifa sistema le cose come vuole, per ciò che vuole, per i suoi interessi, non certo per il calcio. E quindi se hanno bisogno di 27 minuti di intervallo li fanno. Le pause di idratazione sono una menzogna. Noi in Liga le abbiamo, ma quando fa caldo davvero. Penso che abbia fatto il suo tempo. Non dovrebbe restare però lo stato delle cose fa sì che non se ne vada. In questi giorni qui in America ho sentito tanta gente contraria a Infantino, che non è d’accordo con ciò che fa. Lo dicono, però poi non fanno nulla. Non so è peggiore il silenzio o la complicità, perché chi sta zitto è perfettamente cosciente del danno che sta subendo il calcio. La dimostrazione che siamo governati da un’istituzione che fa e decide ciò che vuole quando vuole, seguendo solo i propri interessi senza pensare al resto del calcio. E in tanti casi agisce danneggiando il calcio“.

Serve un (difficile) cambiamento

Sulle possibilità di un cambiamento, Tebas ha detto: “È difficile perché nel sistema ci sono complici attivi, che collaborano con questo tipo di decisioni, e complici passivi, che restano in silenzio, non denunciano e non fanno niente per impedire che certe cose si ripetano. Noi abbiamo denunciato più volte il tema del calendario. E ora vogliono fare un Mondiale a 64 squadre. Aumentare il numero di nazionali non ha senso. L’industria del calcio non è solo il Mondiale, che è l’evento più importante. Ma non tutto può girare attorno alla Coppa del Mondo. Sono le competizioni nazionali a sostenere questo sport. Stanno distruggendo l’industria del calcio. Non si rendono conto, decidono in maniera irresponsabile“.

La vittoria della Spagna

Tebas si espresso anche sulla vittoria del Mondiale della Spagna: “Luis de la Fuente è entrato in federazione nel 2013, è cresciuto facendo crescere ragazzi straordinari, partendo dall’Under 19 e arrivando alla conquista del Mondiale con 10 elementi che aveva nelle giovanili. E in questo suo percorso è stato anche formatore, perché per tre anni è stato professore nel corso da allenatori. Noi, a tutti i livelli, abbiamo persone incredibilmente qualificate che lavorano per il bene del calcio nazionale. Nessun Paese era mai stato campione del mondo con gli uomini e con le donne contemporaneamente“.

Tebas e l’importanza della Liga

Proprio in merito al secondo successo mondiale nella storia della Spagna, Tebas ha evidenziato anche il ruolo del campionato spagnolo: “Dal 2013 la Liga si regge e impone ai suoi club dei limiti salariali molto precisi e rigidi, e la cosa spinge le varie società a potenziare l’aspetto formativo. Lo sviluppo del talento genera qualità sul campo e potenziali entrate in area economica. Tutti i club sanno molto bene che questo è il cammino: far arrivare in prima squadra ragazzi della cantera. Abbiamo appena vinto l’Europeo Under 19, e veniamo dalla medaglia Olimpica e dal successo all’Europeo. Non si vince tanto e a ogni età per caso. Tutto parte dal basso. Poi è chiaro, bisogna anche provare a prendere i grandi giocatori ma il successo si costruisce dalla base“.