Mondiali 2026, tra delusioni e rivelazioni: ecco i top e i flop dell’edizione

Icona Autore Chiara Scatena
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De la Fuente, Spagna

Il Mondiale disputato tra Stati Uniti, Messico e Canada, il primo con formula a 48 squadre, si è chiuso con la vittoria della Spagna sull’Argentina in finale, decisa ai supplementari da un gol di Ferran Torres. Un torneo lungo e intenso, che ha confermato certezze, lanciato sorprese e lasciato sul terreno alcune delle delusioni più cocenti degli ultimi anni. Ecco la nostra selezione dei protagonisti in positivo e in negativo.

TOP 3

1. Spagna

La migliore in assoluto, senza discussioni. Le Furie Rosse hanno vinto con merito, attraversando l’intero torneo con una solidità difensiva impressionante e subendo pochissimo in ogni fase della competizione. Con Luis de la Fuente in panchina, la squadra ha dato costantemente la sensazione di avere il controllo delle partite, dominando il possesso palla e imponendo il proprio gioco anche contro avversari di grande blasone. Il talento di Lamine Yamal, appena diciannovenne, si è unito all’esperienza di un gruppo già maturo e vincente, capace di bissare il successo del 2010 conquistando la seconda stella della propria storia. 

2. Lionel Messi

Anche senza sollevare il trofeo, Leo Messi è stato il simbolo indiscusso di questo Mondiale. A 39 anni, età alla quale la maggior parte dei calciatori ha già appeso gli scarpini al chiodo, ha messo insieme un bottino straordinario: 8 gol e 4 assist, trascinando un’Argentina spesso in affanno fino a un’altra finale mondiale, la terza consecutiva della sua carriera. Ha guidato la squadra di Scaloni con la solita classe e con una leadership indiscussa, dimostrando ancora una volta di poter fare la differenza da solo nei momenti decisivi. La sconfitta in finale, arrivata solo ai supplementari contro una Spagna quasi perfetta, non cancella la grandezza di una prestazione che resterà negli annali come uno dei canti del cigno più commoventi della storia del calcio.

3. Norvegia

La vera rivelazione del torneo. Per una nazionale che non partecipava a un Mondiale da decenni, il percorso in questa edizione ha del clamoroso. Erling Haaland si è confermato uno dei centravanti più forti al mondo, ma il vero valore aggiunto della Norvegia è stato il gioco di squadra: una nazionale fcredibile, intensa, organizzata, capace di reggere il ritmo delle big e soprattutto di eliminare il Brasile lungo il cammino, un risultato che pochi avrebbero pronosticato alla vigilia. Un Mondiale che passerà alla storia per gli scandinavi e che pone le basi per un futuro luminoso.

FLOP 3

1. Germania

Probabilmente la delusione più pesante dell’intero torneo. Una nazionale abituata a essere protagonista nelle fasi finali dei grandi tornei è invece uscita di scena troppo presto, con un rendimento che non è mai stato davvero all’altezza del blasone e della tradizione della maglia. Una squadra apparsa spenta, poco brillante e incapace di trovare quella continuità di prestazioni che negli anni ha sempre contraddistinto le nazionali tedesche ai Mondiali.

2. Brasile

Talento enorme, resa minima. Con una rosa costruita per puntare al titolo e con Carlo Ancelotti chiamato a valorizzarla, il Brasile ha invece deluso profondamente le aspettative, arrendendosi prima ancora di arrivare ai quarti di finale, proprio nella sfida contro la sorprendente Norvegia. Per una nazionale abituata a lottare per il trofeo in ogni edizione, uscire così presto rappresenta un fallimento evidente, che pesa ancora di più se paragonato alla qualità dell’organico a disposizione.

3. Portogallo / Cristiano Ronaldo

Ci si aspettava molto di più. Il Portogallo ha attraversato il torneo con un percorso poco convincente, mai realmente in grado di imporre il proprio gioco, fino a un’uscita anticipata che ha sorpreso e deluso. Per Cristiano Ronaldo, che con ogni probabilità ha giocato il suo ultimo Mondiale, non c’è stato il finale di carriera sognato: un torneo senza un vero impatto, lontano dai livelli che la sua storia e il suo talento avrebbero fatto sperare fino all’ultimo.