Mondiali 2026, Cenerentole mancate: quando l’India rinunciò per colpa del regolamento

Icona Autore Michele Cerrotta
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La Coppa del Mondo (Shutterstock)

Non solo Mondiali 2026: quella volta che l’India disse no alla Coppa del Mondo per colpa degli scarpini

Storie incredibili colorano quasi cento anni di storia di Coppa del Mondo. Dagli esordi del 1930 con il forfait di diverse europee, Italia su tutti, non intenzionate a fare la traversata oltre oceano per raggiugnere l’Uruguay, ai Mondiali 2026 tra record di partecipanti e una lunga serie di emozionanti prime volte. Come quella che sarebbe potuta essere nel 1950 la prima volta assoluta in un Mondiale dell’India che, però, si trovò costretta a rinunciare alla partecipazione per colpa del regolamento.

La mancata partecipazione

Dai Mondiali 2026 bisogna riavvolgere il nastro all’edizione dei Mondiali del 1950, la prima dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tante squadre sono escluse, altre si ritirano di propria iniziativa poco interessate a partecipare. C’era però l’Italia campione in carica, e avrebbe dovuto affrontare nella prima gara l’India. La nazionale indiana viene infatti ammessa anche a causa del ritiro di tutte le altre nazionali dell’area, ma la partecipazione salta all’ultimo secondo dopo un annuncio della FIFA che doveva suonare più o meno come: «No, sarà permesso giocare senza scarpini». Una frase che oggi non dovrebbe nemmeno essere spiegata, ma che evidentemente all’epoca lasciò di stucco gli indiani, che risposero con un secco: «No, grazie, non partecipiamo più».

Il precedente olimpico 

Il racconto sembrerebbe assurdo, non fosse per il fatto che l’India aveva giocato con otto degli undici giocatori a piedi scalzi neanche due anni prima, nelle Olimpiadi di Londra, affrontando la Francia in una partita che i transalpini vinsero 2-1 ma solo nel finale e dopo due rigori sbagliati dagli indiani. L’India che a piedi scalzi quasi eliminò la Francia fece la storia e fu invitata dalla Regina a Buckingham Palace. E quella degli otto giocatori indiani non fu una necessità dettata dalla povertà, ma una scelta ben chiara come specificò lo stesso allenatore Chatterjee alla Reuters prima delle Olimpiadi: «Hanno gli scarpini con loro nel caso le condizioni del campo lo richiedano, ma preferiscono giocare a piedi nudi». Una frase ripresa anche dal leggendario capitano di quella squadra, Talimeren Ao, che spiegò: «Vedete, noi in India giochiamo a football, mentre voi giocate a bootball». Gli scarpini in India divennero obbligatori solo dopo le Olimpiadi del 1952, dopo una pesante sconfitta con la Jugoslavia. Ma la chance di competere in un Mondiale non tornò più.