Mondiali 2026, la FIFA sbaglia la bandiera dell’Uruguay: cosa è successo a Miami

Icona Autore Lorenzo Beccarisi
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Tifosi Uruguay (Shutterstock)

Tifosi Uruguay (Shutterstock)

Un dettaglio apparentemente insignificante ha acceso il dibattito in Uruguay durante i Mondiali 2026. Alla vigilia della sfida contro Capo Verde, valida per la seconda gara del girone, l’attenzione di tifosi e media si è concentrata su un errore commesso dalla FIFA nel corso del match d’esordio contro l’Arabia Saudita disputato a Miami. La contestazione riguarda la bandiera uruguaiana utilizzata durante il cerimoniale pre-partita. Sia il grande vessillo disteso sul terreno di gioco durante gli inni nazionali sia quello portato dai volontari presentavano infatti una tonalità delle tradizionali strisce orizzontali giudicata non conforme all’originale.

Mondiali 2026, cosa è successo a Miami durante Uruguay-Arabia Saudita

A segnalare l’incongruenza è stato il popolare account Instagram “Cosas del Paisito”, che ha evidenziato come il colore scelto fosse un azzurro molto chiaro, diverso dal blu previsto dalla bandiera ufficiale del Paese sudamericano. Un particolare che non è passato inosservato agli occhi degli uruguaiani, da sempre molto legati ai simboli nazionali. L’episodio rappresenta un nuovo grattacapo organizzativo per la FIFA, già impegnata a gestire richieste particolari durante il torneo. Proprio in occasione della stessa partita, infatti, l’Arabia Saudita aveva ottenuto una modifica al protocollo ufficiale affinché la propria bandiera non venisse appoggiata sul terreno di gioco durante la cerimonia, ma rimanesse sempre sollevata.

Mondiali 2026, il precedente con l’Uruguay del 2015

Per la FIFA non si tratta nemmeno del primo incidente legato ai simboli uruguaiani. Nel 2015, durante una comunicazione grafica relativa al Mondiale Under 20, era stata pubblicata una versione errata della bandiera dell’Uruguay, caratterizzata da dodici strisce anziché le nove previste. In quell’occasione la FIFA riconobbe l’errore e presentò pubblicamente le proprie scuse. Anche questa volta, un semplice dettaglio cromatico è bastato per trasformarsi in un caso internazionale, dimostrando quanto l’accuratezza dei simboli nazionali resti un tema estremamente sensibile nel calcio mondiale.