Messico 1986: la Mano de Dios e il trionfo eterno di Maradona

Icona Autore Lorenzo Beccarisi
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Diego Armando Maradona (Shutterstock)

Come si può riassumere il più grande talento del Novecento in soli 90 minuti di gioco? Non si può, ma non è necessario arrivare a 90 minuti. Bastano soli quattro minuti del quarto di finale tra Argentina e Inghilterra nel Mondiale di Messico 1986. Soli 240 secondi che hanno trascinato l’Argentina verso la vittoria che cambiò il destino dall’Albiceleste in quel Mondiale e che soprattutto portarono nell’eternità Diego Armando Maradona. Le favorite in Messico erano altre, a cominciare dal solito Brasile stellare di Zico, Socrates e Falcao, passando per l’Italia campione in carica e per le altre europee, la solita Germania Ovest e la Francia di Michel Platini. L’Argentina non aveva grandi ambizioni dopo la deludente eliminazione nella seconda fase a gironi con le nette sconfitte contro Italia e Brasile. 

Argentina 1986: una squadra al servizio di “D10s” 

L’Argentina arrivava al Mondiale del 1986 con tanti dubbi, a cominciare dallo stesso Diego Armando Maradona. L’ultima sua partita al Mondiale del 1982 si era chiusa con un’espulsione diretta nel 3-1 incassato dal Brasile. C’era poco entusiasmo intorno all’Albiceleste, vista anche la poca fiducia che veniva riconosciuta al commissario tecnico Carlos Bilardo. Il ct argentino veniva accusato di essere un difensivista, attento solo a dare solidità a una squadra che, di fatto, ruotava tutta intorno a Diego Armando Maradona. Il dieci era reduce da due ottime stagioni a Napoli, dove aveva segnato 25 gol nei primi due anni in Italia. Con l’Argentina però non aveva vinto nulla, nel 1978 non venne convocato nel Mondiale vinto in casa, mentre nel 1982 segnò solo una doppietta contro l’Ungheria. La Copa America mancava da fine anni Cinquanta e la sensazione era che il successo di otto anni prima fosse dovuto soprattutto all’atmosfera, l’ambiente e qualche aiuto neanche troppo velato. Bilardo però aveva deciso di affidare le chiavi dell’Argentina a Maradona e quello doveva essere il suo Mondiale. 

Maradona diventa eterno: il Mondiale 1986 vinto da solo

Nelle sette partite giocate dall’Argentina a nel Mondiale di Messico 1986 l’Albiceleste realizza 14 gol, 10 dei quali portano la firma del Diez. Le prime quattro reti sono tutte griffate Maradona, tre assist contro la Corea del Sud e la rete del definitivo 1-1 contro l’Italia nella seconda partita del girone. Quel pareggio è il chiaro segnale che l’Argentina a questo Mondiale potrà essere protagonista, fermare i campioni in carica e trovare il gol di Maradona apre scenari ben diversi all’Albiceleste. Se l’Italia non convince, pareggiando con la Bulgaria e vincendo a fatica 3-2 con la Corea del Sud, l’Argentina ottiene due vittorie nette che le valgono il primato nel girone. Da lì in poi si aspetta solo il momento in cui Diego si carica sulle spalle la squadra, momento che arriverà nei quarti di finale contro l’Inghilterra. 

Argentina-Inghilterra 2-1: la partita simbolo di un Mondiale leggendario

Non sono le grandi favorite a questo Mondiale Argentina e Inghilterra, ma in Messico hanno la volontà di togliersi quell’etichetta di un solo Mondiale vinto in casa e non senza polemiche. Il cammino dell’Albiceleste è stato praticamente perfetto, anche se l’ottavo di finale contro l’Uruguay è stato piuttosto complicato e deciso da un gol di Pasculli nell’unica partita dove Maradona non si è iscritto a tabellino. L’Inghilterra invece ha sofferto non poco nella fase a gironi, perdendo la prima col Portogallo e pareggiando 0-0 col Marocco. Poi però si è sbloccata, due vittorie nette per 3-0 contro la Polonia nel girone e con il Paraguay agli ottavi portano gli inglesi ai quarti trascinati da un Lineker devastante da cinque gol in 180 minuti. È la partita della verità ed è una partita che va ben oltre il Mondiale e la possibilità di accedere alle semifinali in Messico. 

Perché Argentina-Inghilterra era molto più di un quarto di finale Mondiale

Quello dello Stadio Azteca era il terzo confronto in un Mondiale tra Argentina e Inghilterra, con l’Albiceleste che era uscita sconfitta sia nel 1962 che nel 1966. La rivalità però divenne odio sportivo e non solo nel 1982, ma il calcio non c’entra nulla. Tra aprile e giugno del 1982 andò in scena la guerra delle Falkland, terreno di dominio britannico nell’estremo Sud America da sempre rivendicato dall’Argentina. L’allora presidente argentino, il generale Leopoldo Galtieri, per spegnere le proteste nel paese e richiamare lo spirito patriottico decise di attaccare le Falkland per conquistarle e annetterle all’Argentina. Il Regno Unito, sotto la guida di Margaret Thatcher, rispose organizzando una task force navale che dopo due mesi respinse l’attacco argentino ribadendo il controllo britannico sulle Falkland. Quella sconfitta di fatto portò alla fine del dominio del generale Galtieri, che cadde nel giugno del 1982. La ferita però rimase nel cuore degli argentini, che continuano a rivendicare quel territorio tutt’ora. Quella sfida all’Azteca era il primo Argentina-Inghilterra dopo la guerra delle Falkland e tutti sapevano che non poteva essere una partita come le altre. 

Da “La Mano de Dios” a “Genio” in quattro minuti

Una partita del genere è il teatro perfetto per incastonare nella storia il proprio nome. Diego Armando Maradona non ha avuto bisogno di 90 minuti. Gli sono bastati 240 secondi, tanto è passato tra i due gol più iconici della carriera del “D10s”. Entrambi segnati nella stessa partita, in uno stadio da 115 mila posti all’interno di una partita che valeva molto più di un “semplice” quarto di finale Mondiale. Il minuto è il sesto della ripresa e tutto nasce da un maldestro rinvio in area di rigore inglese del centrocampista Steve Hodge. Sul pallone sta uscendo il portiere inglese Peter Shilton, che però viene anticipato da Maradona che saltando tocca il pallone e scavalca Shilton per il vantaggio argentino. Tutti hanno visto che Maradona ha toccato il pallone con la mano, tutti tranne l’arbitro tunisino Ali Bin Nasser e i suoi assistenti. Gli inglesi protestano, gli argentini non sanno che fare e Maradona li invita ad esultare “altrimenti l’arbitro non lo convaliderà”. Ali Bin Nasser convalida scatenando l’ira inglese, che Maradona scelse di aumentare nel post partita con una delle frasi più iconiche del calcio: “A segnare è stata un po’ la testa di Maradona, e un po’ la mano di Dio”. Prima di questa dichiarazione però Maradona segnò anche il gol più bello della storia del calcio, appena quattro minuti dopo il gol più controverso e leggendario. L’assist, se così si può dire, è di Hector Enrique che dieci metri dentro la metà campo dell’Argentina ha servito Maradona. Da quel momento il “Diez” ha dato il via a uno slalom speciale di 60 metri in dieci secondi, dribbla cinque difensori inglesi prima di mettere a sedere Shelton e depositare in porta il “Gol del Secolo”. La descrizione migliore è a firma di Victor Hugo Morales, un telecronista di origine uruguaiana che perse completamente la ragione, urlando al “Genio” per celebrare quella perla firmata da Diego Armando Maradona: “La tocca per Diego. Ecco, la tiene Maradona. Lo marcano in due, tocca la palla Maradona. Avanza sulla destra il genio del calcio mondiale, e lascia lì il terzo e va a toccarla per Burruchaga… sempre Maradona! Genio, genio, genio! Ta-ta-ta-ta-ta-ta! Gooooool! Goooool! Voglio piangere… dio santo, viva il calcio! Che gol! Diegoooool! Maradona! C’è da piangere, scusatemi… Maradona in una corsa memorabile, la giocata migliore di tutti i tempi. Aquilone cosmico, da che pianeta sei venuto per lasciare lungo la strada così tanti inglesi? Che il Paese sia un pugno chiuso che esulta per l’Argentina! Argentina 2, Inghilterra 0! Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona! Grazie Dio, per il calcio, per Maradona, per queste lacrime, per questo Argentina 2, Inghilterra 0”.