Portogallo, caso Ronaldo diventa questione di Stato: interviene anche il primo ministro
Cristiano Ronaldo (foto Shutterstock)
Dal campo ai palazzi della politica. Quello di Cristiano Ronaldo non è più soltanto un caso sportivo, ma un tema che arriva fino ai vertici del governo portoghese. Secondo i media lusitani, il primo ministro Luís Montenegro avrebbe parlato separatamente con il presidente federale Pedro Proença, con il commissario tecnico Jorge Jesus e con lo stesso CR7, per ricostruire cosa sia davvero successo nel ritiro della Nazionale.
Cosa è successo
Il fuoriclasse ha lasciato il ritiro mercoledì 30 settembre, dopo giorni di tensione crescente, annunciandolo con un post sui social e promettendo di spiegare le sue ragioni ai portoghesi al momento opportuno. Tutto è partito dalla trasferta in Norvegia, vinta 2-1 dal Portogallo: Ronaldo è partito dalla panchina e si è scaldato a lungo a bordocampo senza mai entrare. Un episodio che ha fatto rumore, visto che il capitano non restava in panchina per tutti i 90 minuti di una gara ufficiale della Nazionale dal 2008.
Alla vigilia della sfida con la Danimarca, Jesus ha spiegato in conferenza stampa di aver già comunicato a Ronaldo che non avrebbe giocato né contro la Norvegia né contro i danesi. Pochi minuti dopo, l’attaccante è stato visto lasciare il ritiro a bordo di un van della federazione. Lo stesso CR7 ha spiegato di aver preso la decisione dopo la conferenza del ct e un colloquio con Proença.
Madeira sta con Ronaldo
A schierarsi apertamente con il campione è stato anche il governatore di Madeira, Miguel Albuquerque. Il presidente della regione autonoma ha difeso il suo conterraneo, ricordando come Ronaldo sia il portoghese più famoso al mondo e abbia dato lustro al Paese in oltre 25 anni di carriera. Secondo Albuquerque, qualcuno deve averlo fatto arrabbiare e CR7 “ha fatto benissimo a lasciare il ritiro”.
E adesso?
Il futuro di Ronaldo con la maglia del Portogallo resta un’incognita. Il suo messaggio non parla esplicitamente di addio definitivo alla Nazionale, ma l’intervento del primo ministro dimostra quanto il caso sia ormai andato oltre il calcio.