Fabregas-Allegri, scintille a San Siro: il racconto di una notte di fuoco
Cesc Fabregas (Shutterstock)
La scintilla che ha infiammato il clima di San Siro durante il recupero di campionato tra Milan e Como è scoccata nella ripresa, quando Alexis Saelemaekers si è scontrato verbalmente con la panchina lariana. Il belga ha accusato Fabregas di essere uscito dall’area tecnica e di averlo ostacolato fisicamente per interrompere una ripartenza rossonera. La reazione di Massimiliano Allegri è stata immediata: il tecnico livornese si è scagliato a muso duro contro il team manager avversario, Davide Cattaneo, intimandogli il silenzio con un perentorio “Stai zitto, calma”. L’arbitro Mariani ha estratto il cartellino rosso sia per l’allenatore meneghino che per il dirigente ospite, mentre il vice Landucci cercava di contenere la furia della propria panchina.
Fabregas-Allegri, parole grosse nel tunnel
La tensione, però, non si è esaurita con il triplice fischio finale, spostandosi piuttosto nella pancia dello stadio. Secondo le ricostruzioni, Allegri e Fabregas si sarebbero incrociati nel corridoio che porta alla sala stampa, dando vita a un’accesissima discussione condita da parole grosse e insulti udibili nitidamente. Il motivo del nuovo scontro sarebbe stato il comportamento dello spagnolo, reo di aver invocato con troppa insistenza il secondo giallo per Saelemaekers. Un diverbio che ha radici lontane, dato che già nella gara d’andata al Sinigaglia tra i due erano volati stracci.
Le scuse di Fabregas e la replica al veleno di Allegri
Davanti ai microfoni, i toni sono rimasti gelidi nonostante un tentativo di distensione di Fabregas. Il tecnico del Como ha ammesso l’errore: “Chiedo scusa, ho fatto una cosa antisportiva toccando il giocatore per l’emozione“. Una mano tesa che Allegri ha però respinto con sarcasmo pungente: “Si è scusato? Allora la prossima volta entro in scivolata pure io“. Pur augurando ironicamente allo spagnolo di vincere tanto in carriera vista la sua giovane età, Allegri ha ribadito la necessità di rispettare arbitri e avversari, lasciando intendere che il rispetto, in campo, sia venuto meno proprio dalla panchina lariana.