Totti clamoroso: “Volevo giocare nel Milan! La 10 a Dybala? C’è un percorso”

Icona Autore Niccolò Di Leo
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Totti

Si è parlato molto in questi giorni di sosta per le nazionali del retroscena tra Francesco Totti e la proprietà dei Friedkin. Nell’estate dell’arrivo di Paulo Dybala alla Roma, infatti, i texani avrebbero chiesto al Capitano di consegnare la maglia numero 10 alla Joya. Una proposta scartata di netto da Totti che ci ha tenuto a sottolineare il peso di quel numero e l’eccessiva responsabilità sulle spalle dell’ex Juventus. A distanza di qualche giorno Francesco Totti è tornato a parlare del tema rilasciando un’intervista ai taccuini del Corriere dello Sport. L’ex bandiera della Roma ha poi parlato anche degli spogliatoi vissuti e dei rimpianti della sua carriera.

La ’10’ di Totti

“Non si dà una 10 solo perché fai bene cinque, sei, sette partite. Ho sempre detto che bisogna preparare un percorso che consenta a un giocatore importante di rimanere a lungo alla Roma. Non esistono i 10 di passaggio. Alla fine la decisione di dare o meno la 10 a Dybala o a Marco o a Luca spetta alla società“.

Essere leader

“Sono del parere che quello che conta sia il campo. Fuori sono tutti bravi a parlare o, prima della partita, a incitare il gruppo. Perché non fai questo, perché non fai quello. Ma io devo andare a giocare a pallone, ho una partita di novanta minuti, entro in campo e mi voglio divertire. Devi saperlo tu cosa fare. Se sei un calciatore professionista non hai bisogno dei miei suggerimenti, di una spinta“.

Anticipare la giocata

“Il più delle volte ci azzeccavo. Però erano bravi pure quelli che giocavano con me perché capivano cosa avevo pensato un secondo prima. E parlo di Delvecchio, Perrotta, Cassano. Non appena gli arrivava il pallone dal difensore loro sapevano che movimento avrei fatto. Questa cosa è il talento naturale, non è che l’hanno tutti, anzi non l’ha nessuno. Io sono obiettivo, perché ogni calciatore ha il suo modo di interpretare il gioco, la sua tecnica, il suo pensiero, ma le cose che facevo io non le ho mai viste fare da altri“.

I rimpianti di Totti

“Avrei voluto giocare con Ronaldo il fenomeno. Sai che divertimento insieme. Con me dietro avrebbe fatto 4, 500 gol. A occhi chiusi. Dove avrei voluto giocare? Al Milan, anche perché da piccolo mi ero innamorato. Erano gli anni di Sacchi e dei tre olandesi, vincevano ovunque, da italiano ero rimasto folgorato. Era una squadra bella da vedere, bella proprio“.

Il Mondiale del 2006

“Senza di me non avrebbero vinto. Rigore con l’Australia? Se avessi vinto solo uno scudetto, due Coppe Italia, due Supercoppe e una Scarpa d’oro sarei rimasto, come dicono a Roma, confinato dentro il raccordo anulare. E invece no, anche perché vincere un Mondiale non è da tutti. L’ho vinto, l’abbiamo vinto, però in quel Mondiale ero, tra virgolette, menomato. Al 40, 50 per cento“.