Stranieri, mercato e vivai: come funziona il calcio all’estero

Icona Autore Michele Cerrotta
Icona tempo di lettura 4 minuti di lettura

Pallone Champions League, Shutterstock

Dalla Premier alla Liga, passando per Germania e Francia: così gli altri paesi tutelano il proprio calcio

C’è un’Italia del calcio da rifondare. Necessità che si protrae ormai da oltre un decennio e finora mai davvero affrontata con urgenza, a giudicare dai risultati ottenuti dalla Nazionale, esclusa dal terzo mondiale consecutivo. Compito, allora, che sarà sul tavolo del prossimo presidente della FIGC, da eleggere il prossimo 22 giugno. Voci, riflessioni e suggerimenti non mancano: tante le voci che negli ultimi giorni si sono affrettate a dare un’idea di rivoluzione per risollevare le sorti del movimento Azzurro. Ma come funziona nel resto d’Europa?

La Premier League

La Premier League, campionato di vertice di una nazione da anni a caccia di una vittoria, non ha messo alcun tetto al numero di extracomunitari in rosa per ogni singola squadra. Ma ha posto dei paletti rigidi al proprio calcio. Nella lista dei 25 da presentare, massimo 17 possono non essere cresciuti calcisticamente sul suolo britannico, senza però vincoli di nazionalità. Gli under 21 sono esclusi dal conteggio delle liste. Per accedere nel campionato britannico, poi, fino al 2015 i calciatori extracomunitari dovevano aver giocato con la loro nazionale maggiore almeno il 75% delle gare degli ultimi due anni. Con la Brexit il discorso è cambiato, diventando più stringente: oggi c’è il Governing Body Endorsement della FA, ossia un sistema a punti che valuta il profilo del giocatore sulla base di nazionale, campionato di provenienza, minuti giocati, livello del club e competizioni disputate. Nonostante questo, 381 su 528 (il 72,2%) calciatori tesserati in Premier sono oggi stranieri. 

La Liga

Il campionato più simile alla Serie A è la Liga, he però ha solo il 43,7% dei tesserati stranieri rispetto al 68,5% del campionato italiano. Dei 25 calciatori in lista, solo tre possono essere extracomunitari. E quando un club di Liga acquista un calciatore straniero, oltre ad avere uno slot per extracomunitari disponibile, deve controllare la regolarità del titolo di lavoro come sportivo professionista e l’inquadramento fiscale corretto del nuovo residente. Ciò che fa la differenza nel calcio in Spagna è però l’approccio verso il settore giovanile: non abbandonato a se stesso né lanciato verso un’ossessiva ricerca di trionfi a livello di trofei, ma vera e propria fucina inesauribile di giovani talenti che possano far sbocciare i giocatori del futuro. 

La Ligue 1

Tanti gli stranieri, ma altrettanti i giovani in Ligue 1. La svolta è arrivata dopo il Mondiale 2010, dando più attenzione alla tecnica e meno alla stazza fisica. Soprattutto, però, la Francia continua a basarsi molto sui centri di formazione e sui club dilettantistici, sostenuti in maniera attiva. A livello di presenze nel campionato, gli stranieri sono 294 su 489, il 60%. Di questi, 141 sono africani e 110 europei, oltre a 28 sudamericani, 7 centro e sudamericani, 8 gli asiatici. La forte presenza di calciatori provenienti dall’Africa è giustificata da legami storici della Francia con le ex colonie, ma anche dall’articolo 552 del regolamento che non impone limiti per il tesseramento di giocatori provenienti dai Paesi che hanno sottoscritto con l’Ue gli accordi di Cotonou. I posti occupabili da giocatori extracomunitari sia in rosa che per la partita sono comunque quattro. 

La Bundesliga

Nessun limite ai giocatori stranieri invece in Bundesliga. Ogni club può acquistare e schierare qualsiasi numero di giocatori senza passaporto tedesco. Resistono però delle regole per la creazione della rosa: ogni club deve avere almeno 12 professionisti tedeschi, che diventano 11 se un giocatore viene mandato in prestito tedesco almeno di Regionallig e 10 se il numero sale a due. Attenzione però anche al concetto di local players, giocatori formati proprio in Germania: in ogni club ce ne devono essere almeno 8 come professionisti, di cui 4 formati in quello stesso club. Oggi il 58,9% dei calciatori presidenti in Bundesliga è straniero, per un totale di 304 su 516. 

Le conclusioni

Non esiste quindi un modello unico che regolamenti il calcio in Europa. I settori giovanili rimangono però al centro dei pensieri negli altri campionati top d’Europa, portando anche in quelle nazioni in cui non esistono limiti al tesseramento di extracomunitari una forte presenza di prodotti del vivaio nel massimo campionato di riferimento. Un indizio chiaro che dovrebbe essere considerato anche in Italia.