Verso Liverpool-Manchester City: Beatles o Oasis?
Noel Gallagher, Oasis (Shutterstock)
C’è un momento, in Inghilterra, in cui il calcio smette di essere soltanto calcio e diventa una questione di identità. Di accento. Di dischi in salotto. Domenica 11 ottobre alle 17.30, quando Liverpool e Manchester City scenderanno in campo ad Anfield, non si affronteranno solo due squadre: si affronteranno due città separate da una cinquantina di chilometri di autostrada e da un oceano di orgoglio. E, inevitabilmente, si affronteranno due colonne sonore.
Perché se Liverpool è la città dei Beatles, Manchester (sponda blu) è la casa degli Oasis. E allora la domanda, a pochi giorni dal fischio d’inizio, è una sola: domenica vincerà la poesia dei Fab Four o il muro di chitarre dei Gallagher?
Liverpool, ovvero i Beatles: la leggenda che non invecchia
Partiamo da chi è arrivato prima. I Beatles nascono a Liverpool all’inizio degli anni Sessanta, si fanno le ossa nei sotterranei del Cavern Club e nel giro di pochi anni conquistano il pianeta. Quattro ragazzi, un taglio di capelli, una manciata di accordi e la capacità quasi soprannaturale di scrivere canzoni che sembrano esistere da sempre.
Il Liverpool Football Club ha lo stesso DNA. È un club che vive di mito, di notti europee, di uno stadio che canta come nessun altro al mondo. Venti titoli d’Inghilterra in bacheca, il doppio di quelli del City: un catalogo sterminato, esattamente come quello dei Beatles, che possono vantare diciassette singoli al numero uno nelle classifiche britanniche. Quando hai una storia così, non devi dimostrare niente a nessuno. Basta presentarti.
Ma anche le leggende attraversano i loro momenti complicati. I Beatles si sciolsero nel 1970 tra liti, avvocati e un ultimo concerto improvvisato sul tetto di un palazzo londinese. Il Liverpool, nel suo piccolo, ha vissuto un’estate di cambiamenti: chiusa l’esperienza di Arne Slot, la panchina è passata a Iraola. Una nuova formazione, un nuovo produttore, la stessa leggenda da difendere.
Manchester City, ovvero gli Oasis: il rumore dei nuovi ricchi
Dall’altra parte c’è Manchester. E qui il discorso cambia completamente. Gli Oasis nascono nei primi anni Novanta, figli di una città operaia, grigia e piovosa, e di due fratelli che non andavano d’accordo nemmeno a colazione: Liam e Noel Gallagher. Arroganti, sfacciati, convinti di essere la band più grande del mondo. E per un paio d’anni, a metà degli anni Novanta, lo furono davvero.
Non è un caso che i Gallagher siano da sempre tifosi sfegatati del Manchester City. Anzi, è quasi una legge di natura: gli Oasis sono il City in forma di rock band. Arrivati dopo, rumorosi, senza alcun complesso di inferiorità verso chi c’era prima. All’Etihad, quando la squadra vince, dagli spalti parte spesso “Wonderwall“, ormai diventata un inno non ufficiale dei tifosi Citizens.
Il City dell’ultimo decennio ha seguito esattamente la parabola dei Gallagher: un’ascesa travolgente, un dominio quasi imbarazzante, dieci titoli d’Inghilterra che sono diventati una collezione da esporre. E, come gli Oasis, anche il City ha avuto il suo “addio” traumatico: dopo dieci anni e venti trofei, Pep Guardiola ha lasciato la panchina. Al suo posto è arrivato Enzo Maresca.
I numeri della vigilia: “Supersonic” contro “Let It Be”
Se dovessimo raccontare l’inizio di stagione delle due squadre con un titolo a testa, la scelta sarebbe quasi obbligata. Il Manchester City di Maresca è semplicemente Supersonic: cinque partite, cinque vittorie, primo posto solitario in classifica a quota 15 punti. È l’unica squadra della Premier League ancora a punteggio pieno. Qualcuno, a dire il vero, fa notare che il calendario finora è stato piuttosto morbido, con avversari della parte medio-bassa della classifica. Ma i Gallagher vi risponderebbero con un’alzata di spalle e un commento irripetibile: vincere è vincere.
Il Liverpool di Iraola, invece, è più da Let It Be: sesto posto con 9 punti, frutto di due vittorie e tre pareggi. Nessuna sconfitta, questo sì, ma anche la sensazione di una band che sta ancora cercando l’accordo giusto. Il talento c’è, l’armonia non ancora del tutto. Sei punti di differenza alla vigilia. Il City arriva ad Anfield da favorito per la classifica, il Liverpool da padrone di casa che non ha intenzione di fare da comparsa.
Il verdetto: chi vince domenica?
Allora, Beatles o Oasis? Dipende da cosa cercate. Se credete nella forza della storia, nel peso di uno stadio che si trasforma in un coro, nella capacità delle leggende di risorgere quando nessuno se lo aspetta, allora domenica tiferete Beatles. Anfield, in queste partite, ha spesso trasformato squadre normali in band da stadio, e il Liverpool non ha ancora perso una partita in questa stagione.
Se invece credete nella forma del momento, nella sfrontatezza di chi vince tutto e non chiede il permesso a nessuno, nella potenza di una squadra che finora non ha sbagliato una nota, allora la vostra scelta è già fatta: Oasis, a tutto volume.
Una cosa è certa: come ogni grande concerto, anche questo sarà da vedere fino all’ultimo bis. E alla fine, qualunque sia il risultato, a Liverpool canteranno comunque. Il problema, per il City, è che da quelle parti hanno una canzone che non smettono mai di cantare. Gli Oasis, al massimo, potrebbero rispondere con uno dei loro titoli più celebri: “Whatever“.