Dogso&co: il vocabolario completo del calcio al tempo della Var

Icona Autore Michele Cerrotta
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Oggi la partita di calcio è sempre più segnata dalla tecnologia e dal suo costante utilizzo: come non perdersi nessuna spiegazione al monitor

Calcio, che follia! Guardare una partita oggi non è più come poteva essere dieci anni fa, prima dell’avvento della tecnologia anche nel mondo del pallone. Da allora molte cose sono cambiate, ma ce n’è una che indubbiamente non cambierà mai: con o senza ausilio delle nuove invenzioni, ogni partita con almeno una decisione controversa sarà sempre e inevitabilmente segnata dalla polemica, un presupposto del calcio all’italiana. Per muoversi come un esperto però, che sia al bar il lunedì mattina o davanti alla tv di fronte alle sempre più cervellotiche spiegazioni per giustificare decisioni dubbie, può essere utile imparare a conoscere il nuovo linguaggio degli arbitri. Ecco, allora, una guida completa al vocabolario del calcio al tempo della Var.

VAR: Il primo termine è proprio quello che fonda la nuova era calcistica: Var. Altro non è che il Video Assistant Referee e può stare a indicare due cose: o lo strumento in sé, o l’arbitro che di fronte al monitor assiste l’operato del collega sul terreno di gioco.

OFR: Diretta conseguenza dell’utilizzo del Var è l’OFR, o on-field review. E consiste nel momento in cui dopo il check (il controllo dalla sala Var), un arbitro in campo viene richiamato al monitor per controllare le immagini.

APP: Non quella del telefono, per una volta, ma l’Attacking Possession Phase. Si tratta in sostanza della fase di gioco in cui una determinata squadra è in possesso del pallone e precede l’episodio da controllare. È un concetto cruciale, perché il Var può intervenire solo nell’ultima APP in questione. Se cambia il possesso, in sostanza, addio revisione.

DOGSO: Altro termine centrale nel calcio odierno è quello del Dogso o Denying an Obvious Goal-Scoring Opportunity. È un concetto da utilizzare in occasione di un fallo per capire se quest’ultimo ha negato una chance concerta di far gol. Si valuta in base a quattro parametri: la direzione dell’azionela probabilità di controllare il palloneil numero di avversari potenzialmente in grado di intervenire e la zona di campo. Se tutte e quattro i parametri sono rispettati, allora un fallo è considerato punibile con un cartellino rosso. A meno che il fallo non sia in area di rigore: in tal caso, se l’intervento viene reputato genuino (mirato a recuperare il pallone), il colpevole viene punito solo con il cartellino giallo.

SPA: Niente economia né centri benessere, ma condotta punibile con un cartellino giallo. L’acronimo indica Stop a Promising Attack, ossia l’interrompere un’azione d’attacco promettente e comporta un’ammonizione. Quella che si vede, per esempio, in caso di trattenuta in ripartenza.

SAOT: Altra questione ricca di polemiche è quella del fuorigioco semi-automatico noto come SAOT, a sua volta acronimo di Semi-Automed Offside Technology. Uno strumento che grazie a telecamere e intelligenza ratifícale è in grado di identificare la posizione dei giocatori al momento di un passaggio in modo il più possibile preciso. È l’evoluzione delle linee tracciate su uno schermo che tanto avevano fatto discutere. Ma le polemiche, nonostante l’innovazione, non sono cessate.

Step on foot: Niente acronimi, ma una delle tematiche più dibattute del calcio contemporaneo. Un pestone, per chi ama il pallone vecchia scuola. Un tempo all’ordine del giorno e parte del repertorio base di un difensore, oggi fallo sanzionabile spesso con un’ammonizione. 

Goal-line Technology: La più antica tra le innovazioni, introdotta addirittura nel 2012 nel Mondiale per Club. Si tratta di una tecnologia posta sulle due linee di porta che permette agli arbitri di scoprire, con la vibrazione di un orologio al polso, se il pallone abbia effettivamente varcato del tutto la linea stessa.