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Lo “zoppo” Ramsey nei cori dei tifosi dello Stoke City

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Lo “zoppo” Ramsey nei cori dei tifosi dello Stoke City

I supporter del Britannia ricordano l’infortunio che il gallese subì nel 2010 dopo un terribile scontro di gioco con Shawcross. Wenger:”Mi sono tappato le orecchie”

Tempi davvero duri per il centrocampista dell’Arsenal Aaron Ramsey. Il gallese, già vittima della “leggenda nera” secondo la quale ad ogni suo gol un personaggio famoso ci lascerebbe le penne (l’ultimo colpito dalla maledizione sarebbe stato Alan Rickman), è stato bersagliato ieri dai cori ignobili dei tifosi dello Stoke City. I supporter di casa al Britannia Stadium, hanno infatti coperto di ululati il giocatore ogni volta che prendeva palla, intonando a più riprese la canzone He walks with a limp” (Espressione idiomatica che potrebbe essere tradotta come “E’ storpio”) ricordando il terribile infortunio che l’allora 19enne Ramsey ebbe nel 2010 quando, a seguito di uno scontro di gioco con il capitano dello Stoke Ryan Shawcross, si fratturò la gamba destra. Questo incidente che lo costrinse fuori dal campo per 8 mesi, rischiò di costargli la carriere ma i tifosi dello Stoke, non hanno probabilmente perdonato al giocatore il fatto di non aver ufficialmente accettato all’epoca le scuse pubbliche di Shawcross. Nonostante ciò ieri Ramsey, non non ha fatto una piega in campo offrendo una buona prestazione nello 0-0 tra le due formazioni e in occasione di un calcio d’angolo, avvicinandosi al settore dei tifosi di casa, ha anche ironicamente salutato il pubblico (vedi foto in basso). 

Ramsey Stoke City

A difendere Ramsey a fine gara è stato invece il suo allenatore Arsene Wenger che in conferenza stampa ha rimarcato la terribile mancanza di rispetto dei tifosi di casa: “Mi sono tappato le orecchie, è la miglior cosa da fare quando si ascoltano certe cose. Non saprei cos’altro fare non ho alcuna influenza su tutto ciò… Non so del resto cosa ci si potrebbe fare. Credo che quando le persone si trovino in gruppo a volte dimentichino le loro respondabilità personali. Probabilmente quando vedono le partite a casa in televisione sono meno coraggiosi…“.