C’era una volta Tsitsipas: la parabola discendente del greco
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UNA CRISI SENZA FINE
C’è stato un momento in cui Stefanos Tsitsipas sembrava destinato ai vertici del tennis mondiale. Adesso, invece, a Dubai non è riuscito a difendere l’ultimo titolo conquistato in carriera, scivolando così fuori dalla Top 40. Un ridimensionamento assoluto e inspiegabile che rappresenta molto di più di una semplice fase negativa: un’evidente traiettoria discendente.
Eppure sembra impossibile. Il greco è lo stesso che nel 2018 vinse le Next Gen Finals di Milano e, appena un anno più tardi, trionfò alle ATP Finals di Londra. Poi i successi a Montecarlo, nel 2021, 2022 e 2024, che lo consacrarono come uno dei migliori interpreti della terra battuta, capace di giocare su quella superficie con naturalezza e personalità. Impossibile poi dimenticare le due finali Slam (Roland Garros 2021 e Australian Open 2023), perse entrambe ma al cospetto di un gigante come Novak Djokovic, probabilmente l’avversario più difficile da affrontare nell’ultimo decennio.
Oggi, però, quella crescita vertiginosa sembra definitivamente interrotta.
Il campo, intanto, non concede tempo. Nell’ultima stagione, escluso il titolo di Dubai, sono arrivate soprattutto eliminazioni premature e tornei vissuti da outsider. Non è tanto il perdere, normale nel tennis, quanto la difficoltà nel cambiare l’inerzia delle partite e imporre il proprio gioco. Tsitsipas appare oggi più prevedibile in un circuito che corre sempre più veloce.
I MOTIVI DIETRO IL CALO
Nonostante i tanti – e complessi – infortuni alla schiena, le cause di questo brusco arresto non sono da riscontrarsi solamente dal punto di vista fisico. Anche la sua evoluzione tecnica si è inceppata: il rovescio a una mano, elegante e distintivo, fatica contro il ritmo del tennis moderno; il servizio non è diventato decisivo e anche la gestione tattica è rimasta legata a un’idea spettacolare ma poco efficace nel circuito attuale. A questo si sono aggiunte inoltre vicende fuori dal campo: la separazione professionale dal padre Apostolos, l’esperienza breve con Ivanišević e il successivo ritorno alle origini, segnali di una forte incertezza e confusione mentale. Anche la sfera personale ha inciso. La fine della relazione con Paula Badosa è stata accompagnata da messaggi enigmatici sui social, sintomo di un periodo complicato.
C’È ANCORA SPERANZA?
Il dubbio resta: che fine ha fatto quel talento brillante? Forse non è scomparso, ma si trova in una fase di trasformazione, sospeso tra ciò che è stato e la necessità di reinventarsi, perché il talento non svanisce ma la fiducia sì e, nel tennis, recuperarla è molto difficile.