Poca privacy nel tennis? La soluzione potrebbe essere la ‘Rage Room’
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L’episodio di Gauff cambia tutto
Tutto è nato da un episodio avvenuto agli Australian Open che ha fatto molto discutere. Dopo la sconfitta in due set contro Elina Svitolina, arrivata in meno di un’ora di gioco, Coco Gauff si era lasciata andare a uno sfogo di frustrazione. Le telecamere del torneo, infatti, avevano ripreso la tennista americana mentre distruggeva con forza una racchetta in un momento di rabbia. Un video che, nel giro di poco tempo, è inevitabilmente diventato virale sui social. Nonostante le scuse, la statunitense aveva sollevato un tema sempre più discusso nel circuito: la presenza costante – e sempre maggiore – delle telecamere. Secondo Gauff, i tennisti sono ormai ripresi praticamente in ogni momento durante i tornei. La giocatrice aveva infatti spiegato di essersi spostata in una zona dello stadio che pensava fosse lontana da occhi indiscreti, proprio per potersi sfogare con tranquillità. Scoprire invece di essere stata comunque filmata l’aveva sorpresa e infastidita.
Il primo test ufficiale di ‘Rage Room’
Da questa discussione è nata un’idea particolare che sta iniziando a farsi spazio nel tennis professionistico: creare spazi dove le giocatrici possano liberare la propria frustrazione lontano dalle telecamere. Si tratta delle cosiddette “Rage Rooms”, letteralmente “stanze della rabbia”, ambienti privati pensati per permettere agli atleti di sfogarsi senza essere ripresi.
La prima iniziativa di questo tipo è arrivata dagli Stati Uniti. In Texas, durante l’ATX Open di Austin, gli organizzatori del torneo WTA hanno deciso di introdurre questa novità per le tenniste. Sui social ufficiali della competizione è stata presentata la “Rage Room” come uno spazio sicuro e privato dove le giocatrici possono esprimere le proprie emozioni senza la presenza di telecamere. Nel post compariva anche un cartello ironico con alcune indicazioni come “non sorridere” e “conta fino a tre”, accanto all’immagine di una racchetta distrutta.
Il torneo di Austin – vinto dall’americana Peyton Stearns – è stato il primo a sperimentare questa idea.
Un’iniziativa simile era stata proposta anche durante i Dubai Tennis Championships, dove gli organizzatori avevano allestito una “Smash Room” all’interno di un camion, in cui poter rompere oggetti e scaricare lo stress. Tra coloro che hanno provato questa esperienza c’è stato anche il tennista cinese Shang Juncheng, che, parlando dell’esperienza, ha spiegato come si sia trattato di un’attività rumorosa e intensa, ma allo stesso tempo positiva: rompere qualcosa permette di liberare la frustrazione invece di portarla in campo durante le partite. Lo stesso Shang aveva sottolineato che attività di questo tipo potrebbero aiutare i giocatori a rilassarsi durante i tornei. Il calendario del circuito è molto impegnativo e la pressione può accumularsi rapidamente. Avere uno spazio dove scaricare le tensioni potrebbe contribuire ad alleggerire il carico mentale.
Il tema della privacy non riguarda però soltanto Coco Gauff. Anche Novak Djokovic e Iga Swiatek hanno espresso in passato preoccupazioni simili. Durante gli Australian Open, Djokovic aveva criticato apertamente la presenza costante delle telecamere nei tornei.
Il serbo aveva spiegato quanto fosse difficile trovare un luogo dove poter esprimere liberamente frustrazione o rabbia senza essere ripresi. Secondo Djokovic, lo sport – come la società in generale – vive ormai in un’epoca in cui il contenuto mediatico è diventato centrale. Per questo motivo non si aspetta che la situazione cambi ma, anzi, che in futuro possa peggiorare ancora con sempre più telecamere.
‘Rage Room’ per tutti i tornei?
Per ora non è chiaro se il progetto delle “Rage Room” verrà adottato anche da altri tornei, in particolare quelli del Grande Slam, dove la pressione competitiva è ancora più alta. Tuttavia, l’iniziativa rappresenta già un primo tentativo di affrontare un problema per molti giocatori. Anche se resta curioso che la soluzione più semplice – ridurre il numero di telecamere – non sia stata presa seriamente in considerazione.