Djokovic esalta Sinner: “Mi rivedo in lui, non si accontenta mai”. E su Messi…

Icona Autore Giordano Grassi
Icona tempo di lettura 2 minuti di lettura

Novak Djokovic- Shutterstock

All’indomani dell’inaspettata eliminazione all’esordio nel Masters 1000 di Cincinnati per mano dell’argentino Thiago Tirante, Novak Djokovic ha concesso una lunga intervista al Corriere della Sera. Il 39enne fuoriclasse serbo si è soffermato a lungo su Jannik Sinner, riconoscendo nell’altoatesino una figura nella quale specchiarsi direttamente per percorso professionale, attitudine mentale e origini geografiche: “Entrambi veniamo dalle montagne, lui dell’Alto Adige e io della Serbia. Avevamo scelto lo sci come sport, abbiamo lasciato casa a 13 anni, siamo stati costretti a diventare uomini in fretta, lontano dalla famiglia e dagli affetti. Sì, mi rivedo in Sinner“.

Djokovic-Sinner, dedizione, fame e consigli

Djokovic ha respinto la definizione di semplice “ossessione”, descrivendo piuttosto il lavoro di Sinner come una dedizione totale al proprio miglioramento: “Non parlerei di ossessione ma di dedizione, costante e totale, al tennis. Osservo la sua e mi ci ritrovo completamente: la voglia di migliorarsi, crescere, evolversi sotto ogni punto di vista. Sinner, come me, non si accontenta mai. Ha la mentalità del campione, l’ha sempre avuta. È una forza dominante, eppure si sveglia ogni mattina con il desiderio di essere migliore del giorno precedente. E, mi creda, non c’è vittoria che possa appagare quella fame, nemmeno 24 titoli Slam”. Nessun rimpianto, inoltre, per le indicazioni concesse in passato ai coach del rivale: “Se mi sono pentito di essere stato troppo generoso nei consigli a Piatti e Cahill per migliorare il giovane Jannik? In quel momento non potevo non essere fedele a me stesso, non importa quale posta ci fosse in palio. Questo sono io”.

Djokovic, la brutalità del tennis e il ‘confronto’ con Messi

Infine, Djokovic si è espresso sulla natura individuale della propria disciplina, rimarcandone le difficoltà psicofisiche rispetto agli sport di squadra e citando con ironia una delle stelle del calcio mondiale: “Il tennis è uno sport individuale: non esistono sostituzioni, non puoi fermarti cinque minuti a bordo campo mentre il gioco procede, non ci sono compagni che possono aiutarti. Sei solo con te stesso. Se hai un giorno no, sei fuori. Il tennis è spietato, brutale. Ogni tanto mi dicono: Nole, sei come Leo Messi… Magari! A 39 anni mi piacerebbe giocare soltanto 90 minuti…“.