Federer è nella Hall of Fame: le lacrime durante la cerimonia
Roger Federer (Shutterstock)
Una serata da sogno per Roger Federer, che entra nella Hall of Fame e si commuove durante la cerimonia
Una serata che difficilmente dimenticherà Roger Federer. Nonostante una carriera straordinaria alle spalle, titoli su titoli ed emozioni a non finire, l’ex tennista svizzero si è commosso durante il discorso pronunciato a Newport in occasione della cerimonia di immissione all’interno della Hall of Fame..
Il discorso di Roger Federer
Una serata indimenticabile quindi quella vissuta da Roger Federer, protagonista anche di un lungo discorso sul palco: «Mi sono goduto ogni momento del viaggio che mi ha portato fino a qui. Dal 1998 quando ero biondo platino e sono diventato numero 1 junior, al 2022, ho giocato oltre 4 mila set. In ognuno ho cercato di mostrare sempre il mio amore per il tennis, per meritare la vostra presenza, il vostro tempo, la vostra attenzione. Dovunque giocassi mi sono sempre sentito in casa. Il tennis è una cosa bella e complessa. Per me è stato tutto. Sono molto emozionato. In questo posto c’è tanta storia del tennis. Dal 1998 al ritiro ho indossato più di 5 mila fasce per capelli. Anche 7 mila calzini, io ne mettevo peraltro due per piede, e una volta ne ho indossati addirittura tre. Ho usato migliaia di racchette. Ho avuto l’onore di giocare sul Centrale degli Slam, ma quando chiudo gli occhi vedo l’amore che ho messo in questo sport. Mi rivedo a 13 anni, a Basilea: ero un raccattapalle al torneo, ero così emozionato di poter vedere da vicino i giocatori. La mia prima racchetta l’ho presa in mano a tre anni: era di legno. Allora impugnavo il rovescio a due mani. I miei genitori hanno regalato a me e mia sorella un’infanzia splendida. Giocavamo a tennis ovunque, giocavo anche a calcio, mi piaceva Zidane, andavo in bici, mi piaceva il ping-pong e badminton, una volta ho giocato anche a cricket. Mamma si occupava dei pass al torneo di Basilea, forse ne ha fatto qualcuno anche per voi, ma trovava sempre il tempo di accompagnarmi per andare a giocare. Papà non giocava così bene, questo mi ha reso più aggressivo. Ricordo che disegnavamo con gli amici un campo con il gessetto e giocavamo per ore. Questo mi è sempre rimasto, il gioco».
«Quando poi il lavoro si unisce al gioco, alla passione, è il massimo. Ero un tifoso prima di diventare un giocatore, e resterò sempre un appassionato di tennis. Sono molto orgoglioso che la Svizzera entri con me nella International Tennis Hall of Fame. È stato un viaggio fantastico. L’International Tennis Hall of Fame ci offre l’opportunità di guardare indietro ma anche avanti. Sono onorato di far parte di tutto questo. Ho la fortuna di aver fatto da ponte tra le generazioni. Da Pete Sampras e Andre Agassi ai campioni della mia generazione come Roddick, Lleyton Hewitt e Juan Carlos Ferrero; alle epiche rivalità che ho avuto con Novak Djokovic, Rafael Nadal e Andy Murray. Anche se noi ci ritiriamo, lo sport continua a evolversi. Spero che conservi un po’ di quello spirito amatoriale, che mantenga il cameratismo tra i giocatori. Spero che i giocatori rimangano giovani dentro e fedeli a se stessi, autentici. E ricordino sempre di non smettere mai di fare domande e di correre dei rischi. Continuiamo a portare questo sport che amiamo al livello successivo e a migliorare, sempre di più, ancora e ancora. Questo ragazzo di Basilea vi ringrazia per questo incredibile onore e per aver condiviso il viaggio che ci ha portati insieme fino a qui».