Sinner, il momento più doloroso della carriera non è l’infortunio: “Vorrei cancellare…”

Icona Autore Anna Venturi
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Jannik Sinner

Jannik Sinner (Shutterstock)

Jannik Sinner ha annunciato il suo ritorno in campo, inaspettatamente. Lo ha fatto in un modo implicito, pubblicando sui social la locandina del Six Kings Slam che si disputerà il 27 dicembre a Riad. L’evento è stato posticipato a causa della Guerra in Medio Oriente, si sarebbe dovuto giocare a ottobre. Nel giorno dell’annuncio, l’azzurro ha concesso un’intervista a Repubblica, raccontando come ha vissuto i mesi di stop dopo l’infortunio: “Il corpo è l’unico avversario che non puoi battere, quando ti dice stop devi accettarlo e seguire i consigli degli specialisti. Fermo non ci sono mai stato, né ho voltato le spalle al tennis perché lui mi ha fatto del male. Anzi ho sempre lavorato molto sia in palestra che in campo e con i fisioterapisti. Pazienza è la parola giusta per questo periodo”. Il suo ritorno in campo, svelato a sorpresa, ha risollevato un po’ gli animi e suscitato curiosità viste le voci sul cambio allenatore. Le ultime indiscrezioni hanno rivelato che Sinner avrebbe scelto Norman per il dopo Cahill. L’allenatore australiano ha seguito per un periodo, il più vincente della sua carriera, Stan Wawrinka. 

Sinner e il momento più doloroso della sua carriera

L’altoatesino si è raccontato a 360° rivelando che il momento più duro della sua carriera non riguarda una partita persa o un infortunio, ma la separazione dalla famiglia quando si è trasferito per allenarsi con Piatti. “Vorrei cancellare ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa. Lo strazio di quando a 13 anni e mezzo, a Milano, ho salutato mio padre perché le nostre strade si separavano e un filo si spezzava – ha raccontato – Ci stavamo lasciando, piangevo io per lo strappo, ma anche lui. Di quel giorno lì farei a meno, fu un’emozione troppo forte”. Una scelta che è stato un insegnamento per la vita: “Anche se ho sofferto, mi ha fatto capire che fare una scelta significa ottenere cose nuove e perderne altre”.