Manchester United, Lisandro Martinez durissimo dopo l’ennesimo ko

Icona Autore Iacopo Erba
Icona tempo di lettura 2 minuti di lettura

Lisandro Martinez (Shutterstock)

Quando i risultati non arrivano, la tentazione è spesso quella di individuare un responsabile immediato, concentrando tutte le critiche sull’allenatore o sui giocatori scesi in campo. Al Manchester United, però, la crisi sembra avere da anni radici ben più profonde. La sconfitta per 3-1 contro l’Atlético Madrid si aggiunge infatti a un avvio disastroso anche in Premier League e alimenta i dubbi sulla solidità di un progetto sportivo mai davvero credibile dopo l’addio del grande Sir Alex Ferguson. A dare voce a queste perplessità è stato Lisandro Martínez, che ai microfoni di Amazon ha scelto di affrontare apertamente il tema delle responsabilità societarie, spostando l’attenzione sulle decisioni prese lontano dal terreno di gioco.

La critica alla società

Le parole dell’argentino partono da un’aspettativa precisa: vedere il club crescere e mettere a disposizione della squadra gli strumenti necessari per competere ai massimi livelli. “La scorsa stagione abbiamo disputato un’annata fantastica e ora ci aspettiamo di più dai migliori“, ha dichiarato Martínez, prima di rispondere in maniera categorica alla domanda sulla presunta insufficienza della rosa e sugli investimenti estivi: “Sì, al 100%“. Il passaggio più significativo riguarda però il giudizio sul lavoro della dirigenza: “Mi aspettavo di più dal nostro direttore tecnico“. Non si tratta soltanto di una critica al mercato, ma di un richiamo alla necessità di creare una strategia capace di sostenere le ambizioni dello United. In una società abituata a puntare ai massimi traguardi, la distanza tra aspettative e risultati rischia di diventare sempre più difficile da ignorare.

La crisi non riguarda soltanto l’allenatore

Martínez ha cercato anche di proteggere il lavoro di Carrick, invitando a non ripetere il copione dei cambi in panchina senza affrontare gli altri problemi strutturali: “Fa del suo meglio… Puoi continuare a cambiare, cambiare, cambiare allenatore, ma gli altri settori? Non posso dire altro“. Il concetto è stato ribadito con un’ulteriore riflessione sulle responsabilità: “È facile dire che è colpa dell’allenatore. È facile dire che è colpa dei giocatori, ma dobbiamo anche ‘guardare’ altri“ [che sono i colpevoli]»“. Il messaggio è chiaro: per uscire dalla crisi non basta cercare un colpevole dopo ogni sconfitta, ma serve una valutazione complessiva delle scelte compiute dal club. Che dai Glazer a INEOS, parlando di proprietà, non è davvero mai arrivata.