Non mancano le prime polemiche intorno al Mondiale che sta per iniziare. Alla vigilia della partita tra Messico e Sudafrica che darà il via alla Coppa del Mondo, al centro dell’attenzione ci sono le vicende tra l’Iran e gli Stati Uniti. Entrati in conflitto dopo l’attacco congiunto dello scorso febbraio, le tensioni geopolitiche si stanno riflettendo anche sul piano sportivo. La Federcalcio iraniana negli ultimi tre giorni ha lamentato alcune decisioni prese dalle autorità statunitensi che avrebbero complicato la loro partecipazioni al Mondiale e che si scontrerebbero anche sulle normative FIFA. Tra queste, quelle più rilevanti sono state, in quest’ordine: il divieto a restare per più di 24 ore sul suolo americano, i visti negati ad alcuni membri della Federazione (circa 15) e la decisione di non concedere biglietti all’Iran da vendere ai propri tifosi.
La situazione dell’Iran
La denuncia da parte dell’Iran ha fatto rumore a livello internazionale, scatenando un forte dibattito intorno al tema e spostando l’accento dal piano calcistico a quello geopolitico. L’Iran inizialmente aveva deciso addirittura di non prender parte al Mondiale, prima di ritrattare e proporre dei punti d’incontro alla FIFA che, però, non sono stati accettati (senza cambiare la decisione di partecipare da parte della Federazione). L’unico reale cambiamento è stato lo spostamento della sede dall’Arizona a Tijuana in Messico, in linea anche con l’impedimento di poter restare più di un giorno sul suolo americano.
Le parole di Trump
Nel frattempo dal fronte statunitense arrivano le prime parole di Donald Trump. Parlando ai giornali nello Studio Ovale, infatti, il numero uno americano ha voluto celebrare l’organizzazione della Coppa del Mondo, sottolineandone l’importanza a livello storico. “I Mondiali non hanno mai avuto un successo così grande” ha detto Trump, ignorando però le difficoltà registrate nella vendita dei biglietti. Lo stesso presidente degli USA ha poi confermato la decisione di non concedere i visti a tutta la Federcalcio iraniana, sostenendo di voler far “entrare le persone giuste“.