Mondiali 2026, dalla frattura al cranio alla nove della “Tricolor”: la storia di Raul Jimenez
Raul Jimenez, Messico (Shutterstock)
Una delle curiosità del match inaugurale dei Mondiali 2026 riguarda il centravanti del Messico Raul Jimenez. Ad attrarre l’attenzione di tantissimi tifosi è stato il caschetto indossato dal numero 9 della “Tricolor”, piuttosto inusuale per un giocatore di movimento. Tutti ricordano il caschetto indossato da Petr Cech, il portiere della nazionale ceca e di top club della Premier League come Chelsea e Arsenal. Ma perché Raul Jimenez indossa il caschetto? Il tutto è datato 2020, quando il centravanti messicano è stato vicinissimo al ritiro dopo un terribile infortunio. A sei anni di distanza si ritrova al centro dell’Azteca a guidare l’attacco della “Tricolor” con la maglia numero nove sulle spalle, una delle storie straordinarie di questi incredibili Mondiali.
Mondiali 2026, il terribile infortunio di Raul Jimenez
“Sono vivo per miracolo”. A dirlo è stato Raul Jimenez pochi mesi dopo il terribile infortunio che ha accusato nel novembre del 2020. Il tutto è avvenuto all’Emirates Stadium nel corso della sfida tra Arsenal e Wolverhampton in Premier League. Il difensore brasiliano ha riportato una brutta ferita, ma ad avere la peggio è stato il centravanti messicano. Jimenez ha perso i sensi ed è stato subito portato in ospedale a Londra, dove è stato operato per una “seria frattura al cranio”. L’attaccante classe 1991 è rimasto in ospedale per dieci giorni, prima di poter tornare a casa. Da quel momento è iniziata una lunga riabilitazione che ha costretto Jimenez a rimanere lontano dai campi per sette mesi, col messicano che è tornato solamente nell’estate del 2021. L’attaccante gioca tutt’ora con un caschetto “alla Cech” per proteggere la cicatrice che ha riportato dopo l’infortunio.
Mondiali 2026, la prima intervista di Raul Jimenez dopo l’infortunio
La prima intervista dopo il terribile scontro con David Luiz il centravanti del Messico Raul Jimenez l’ha rilasciato al Guardian, dove è stato piuttosto sincero sul suo infortunio: “Fin dal primo momento sono stato informato dei rischi. Devono dirti la verità e tu devi accettarla. La frattura del cranio ha impiegato un po’ più di tempo di quanto ci aspettavamo tutti per guarire, ma è un miracolo essere qui. Ricordo che sono arrivato allo stadio, ho lasciato le mie cose nello spogliatoio, sono uscito con i miei compagni di squadra per vedere in campo e poi sono rientrato. Dopo è come se le luci si fossero spente. Non ricordo nient’altro. Ricordo la prima volta che mi sono svegliato in ospedale e ricordo alcune altre cose dell’ospedale, ma niente di veramente chiaro. Ho chiesto al fisioterapista di inviarmi i video dai diversi lati del campo. Non mi disturbava, perché per me è come se non fosse mai successo, non me lo ricordo”.