Lazio, la denuncia Fabiani: “Questo è un calcio malato…”

Icona Autore Niccolò Di Leo
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Serie A (Shutterstock)

Giornata di presentazione in casa Lazio. Dal Training Center di Formello sono intervenuti in conferenza stampa i nuovi acquisti: Andrea Pinamonti, Davide Frattesi, Josip Sutalo e Albert Gudmundsson. Al loro fianco era presente anche il direttore sportivo, Angelo Mariano Fabiani che, dopo aver presentato tra domande e battute i nuovi giocatori, ha fatto un punto sul mercato in uscita rispondendo alle domande dei giornalisti presenti in sala stampa. Il d.s. si è espresso sulle esclusioni dalla lista di Pellegrini e Patric, della cessione di Romagnoli e sulle strategie applicate dalla Lazio in sede di mercato, oltre che più in generale sul suo operato e sui conseguenti risultati sportivi.

Il lavoro svolto sul mercato e l’appelli ai tifosi

Non c’è mai l’occasione per ringraziare tutti quelli che fanno parte di un gruppo di lavoro. Abbiamo fatto 12-13 uscite, 17 entrate tra Primavera e prima squadra, questo si può fare grazie ai collaboratori, che svolgono un ruolo fondamentale. Quest’anno l’ha ricopoerto il nostro segretario generale Armando Calveri, poi Alberto Bianchi, Raimondo Grassadonia, Francesco Di Giovambattista, tutti in questi mesi sono stati al mio fianco. Non è mai facile chiudere certe operazioni. Qualche idee nasce ma non è il momento giusto per chiudere, uno deve anche rischiare. L’importante è portare a casa il risultato. Io non devo dare nessuno voto, il campo sarà il giudice supremo. Mi auguro che questi ragazzi, anche chi già c’era, possano far togliere ai tifosi e alla società le soddisfazioni che meritano. Faccio un appello a tutti i tifosi: al di là delle ragione, su cui non entro nel merito, vi dico che questi ragazzi hanno bisogno di voi. Vivono per i tifosi e gioire sotto la Curva e non solo. So quanto ci stanno male anche i tifosi a non venire allo stadio. Credo che nella vita a volta fare un passo indietro significhi farne due in avanti. Poi ripeto, non voglio entrare nel merito dei perché e per come. Il calcio deve rimanere calcio e bisogna rimanere nel rettangolo di gioco. Poi le altre questioni si possono discutere, si possono trovare tante formule di convivenza. Io non sono un tipo che chiede le cose per favore, ma dico al popolo laziale per favore non dovete stare vicino a Fabiani, al presidente e agli inservienti, ma state vicino a questi ragazzi. Ricordatevi che l’amore vince sempre, forse è giunto il momento di ragionare col cuore per questi ragazzi. Questi calciatori hanno scelto loro la Lazio, qualcuno ha parlato di procuratori… Io dico la verità su chi è voluto venire, non sono abituato a dire bugie, a volte ometto la totale verità per portare a casa un giocatore. Vediamo se riusciamo un po’ a ricompattare l’ambiente, il binomio giocatore-tifosi è straordinario, con buon senso magari si può fare qualcosa di straordinario“.

Mercato degli svincolati e le esclusioni di Pellegrini e Patric

C’è ancora il mercato degli svincolati, chiaro che il mercato non dorme mai fino a quando c’è la possibilità di lavorare. Pellegrini e Patric? Ho preferito lasciare slot liberi per monitorare gli svincolati. La norma ci consente di reinserire in qualsiasi momento i ragazzi ora fuori, però per essere onesto devo aggiungere che ci sono giocatori e ragazzi straordinari che non rientrano nel progetto futuro della Lazio, a scanso di equivoci. Bisogna essere sinceri e lineari. Ieri poteva sembrare una cosa nata lì per lì, in realtà gli agenti sapevano in largo anticipo l’orientamento della società“.

Rapporto con Gattuso

Con Gattuso c’è un rapporto lineare, di grande correttezza e stima reciproca. Romagnoli, signori: stiamo parlando del sesso degli angeli. Lui per due mesi ha avuto un film prospettato per far sì che ci fosse un finale che io non avrei voluto. Hanno sbagliato bottega, volevano la rescissione gratis? Tant’è che ioeri si è fatta l’operazione inizialmente concordata con la società. Non è dipeso da me, Gattuso sapeva che voleva andare via, Rino ha detto che vuole giocatori contenti qui. Ha posto il veto su Cancellieri, giustamente. E noi abbiamo rinunciato a Parma, Genoa, Fiorentina, ecco perché per Gudmundsson c’è voluto più tempo. Quando si parla di questi ragazzi chiamati da Rino, per me è un grande orgoglio. Gattuso non ce l’ha mandato Venere o Marte, ma l’ha scelto questa società. Sono orgoglioso se uno dice vado alla Lazio perché c’è Gattuso. Noi con lui abbiamo avuto colloqui e gli abbiamo affidato le chiavi, è il nostro condottiero. Io non soffro di queste situazioni, intervengo col contagocce come avrete visto“.

Il suo futuro

Nella vita tutto scorre, panta rei. Passano i ds, gli allenatori e i giocatori. Tanti che hanno fatto le fortune della Lazio non ci sono più per diversi motivi, ho gestito una situazione poco facile. L’ho fatto con passione, dedizione e senso d’appartenza, mi sono messo sotto a lavorare. Mi dispiace che non ho passato un giorno di ferie e vacanze con i miei figli, sono stato qui chiuso a lavorare per la Lazio e i tifosi. Mi dispiace che a volte non posso rispondere alle vostre domande sul mercato, non sono un ds che non risponde, per questo rimango antipatico. Per portare a casa il risultato bisogna avere una condotta, la dimostrazione è Gudmunsson, un mese prima ci volevano 5 milioni, alla fine l’ho preso con le mie idee iniziali. Uno può dare le dimissioni, qualcuno può dire che devo rinnovare. Io non sono qui per soldi, ma per passione. A fine anno finisce il contratto, si tireranno le somme, la società valuterà. Io penso di aver fatto tutto ciò che potevo. I numeri sono sotto gli occhi di tutti, non mi sono mai beato delle trattative straordinare in uscita. Comprare è facile, vendere è difficile. Rischiare 5 milioni per 25 non è semplice, io ho detto no ai 25 iniziali. Ci metto la faccia e rischio. Se questo vuol dire dover dare delle dimissioni, ok, ma me lo dica qualcuno“.

Il lavoro della società

Lotito può essere simpatico o antipatico, ora c’è questa campagna violenta in cui non voglio entrare. Da quando lavoro per lui non mi ha mai imposto nulla. Eventuali fallimenti sono da attribuire a me, poi magari i successi no, ma siamo qui anche per questo. La Lazio farà come ha fatto sempre. Ogni anno sento parlare di problemi economici, eppure abbiamo sempre soddisfatto gli impegni economici, almeno da quando c’è questa proprietà, non deve i soldi a nessuno. Abbiamo preso degli impegni come sempre fatto. Qualcuno mi ha preso in giro per le “technality” perché ci sono molte formule che portano vantaggi e svantaggi. Con Calveri abbiamo fatto sì che determinate operazioni si potessero fare. Pagare 5 milioni per un prestito è un impegno. Lo stesso per 3 milioni, serve una capienza. Sarebbe una follia sennò. Siamo una s.p.a. che ha responsabilità”.

Il gap con le concorrenti

È un calcio malato, dopato da tante dinamiche. Nel calcio si usano idee, intuizioni. Non mi sembra che lo scorso anno società che hanno investito il doppio hanno avuto la meglio della Lazio. Se la finale fosse andata diversamente, staremmo in Europa League. La finale l’abbiamo conquistata, poi purtroppo persa senza mordente, già battuti prima di scendere in campo. Vinci quel trofeo, ti cambia la vita. Eppure è stata fatta una squadra con le idee, che non vuol dire che non si spendono soldi, che non si sperperano. Cambiano le dinamiche, le proprietà, i fondi… C’è tutto un mondo. Se non si arriva a un equilibrio di spesa, ci sarà sempre questo divario. Alcune norme penalizzano le società, bisogna vederle. Non posso farle io, io faccio il direttore sportivo. Dovevamo portare a casa dei risultati, abbiamo fatto quello che era nelle intenzioni della società con l’avallo dell’allenatore, che ci eravamo prefisasati. Sono norme contorte, non si capiscono, dei cavilli giuridici obsoleti. E bisogna metterci le mani. Un’azienda che fattura 150 milioni di euro e si inventa questo indice, ma che senso ha? È un poblema della proprietà. Se fallisci ne pagherai le conseguenze. Sono vincoli stupidi, banali, che mi blocchi. Una società che fattura così muove un esercito: giornalisti, giocatori, addetti… È un’industria. Credo che sia giunto il momento di rivedere certe norme, che possono avvicinare certe distanze. Ora ci sono tanti fondi… non è facile stargli dietro. L’unica arma è avere l’intuizione, lavorare con la fantasia. Molti giocatori sono stati pagati 40/50 milioni, poi sono stati svenduti. Non è vero che pago tanto un giocatore e quel giocatore mi renda per quella cifra. Abbiamo comprato Castellanos a 13/14 milione, un’intuizione, non ha fatto benissimo ma l’abbiamo venduto a 30. I collaboratori evidentemente vedono qualcosa di importante per poter fare l’oeprazione senza svalutare l’aspetto tecnico. Quest’anno è rientrare Mandas, l’avevamo dato in prestito e abbiamo rifiutato 20 mikioni. Pensiamo di aver potenziato il reparto, Provedel era a fine mandato, contratto. L’abbiamo accontentato. Poi abbiamo preso i Taylor e i Rovella.  Quello che deve parlare è il campo“.

Romagnoli

Romagnoli sa il rispetto che ho per lui, se lui ha detto così mi dispiace. Si fa presto a parlare, si dice a casa mia. Romagnoli con tutto il bene ha salutato due volte la Lazio, senza mai sottoscrivere un contratto. Io potevo pure metterlo fuori. Se lui dirà cose diverse non è un problema mio, è un ragazzo intelligente. Sfasciare un giocattolo ci vuole tanto, se ogni tanto ci metti una parola positiva dai una mano a creare un ambiente positivo. C’è bisogno anche di questo. Se tutte le sere torni a casa e papà ti picchia, a casa non ci torni più“.

Ratkov

Sono delle posizioni tutte momentanee. Ratkov se ti dico che sono contento sarebbe una grande bugia. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Staremo a vedere, ci sono quelli che qui hanno fatto male e altrove bene. Qui non è nato sotto una buona stella, nel precampionato ha fatto bene, le dinamiche interne e le scelte vanno rispettate. C’era il Levante, il Siviglia, lo Zenit e una squadra inglese, si vede che così scarso non è. Su Ratkov: è andato via per 1 milione, 12 gol ci sarà un altro milione, a 15 gol più 20 presenze c’è l’obbligo di riscatto a 14 milioni“.

Progetto

In estate tutti vincono il campionato e ci sono buoni propositi, il campo è il giudice supremo, a fine stagione vedremo cosa saremo riusciti a fare. Sul progetto serve un mix, non troppo datati, né troppo giovani. Per tanti anni si è parlato del settore giovanile, oggi c’è Floriani e pochi lo sottolinea. L’abbiamo svezzato nelle giovanili, si è fatto le ossa e Gattuso ora l’ha messo negli undici titolari. Significa avere un minimo di progettualità o sbaglio?“.