Roma, il nuovo “quinto Slam”? Tra sogno e ambizione

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Foro Italico

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Secondo quanto riportato da più fonti, la Federazione Italiana Tennis e Padel avrebbe avanzato un’offerta a IMG, società che gestisce il torneo di Madrid, per acquisirne la licenza. L’idea sarebbe quella di eliminare il 1000 spagnolo dal calendario e garantire a Roma tre settimane di durata, requisito fondamentale per essere considerato un Major. Non si tratterebbe di una semplice operazione d’immagine: Binaghi ha già dimostrato ambizione e continuità nei risultati, cavalcando il momento d’oro del tennis italiano, trainato da Jannik Sinner, e facendo crescere ogni anno eventi come le ATP Finals e gli Internazionali. A Torino, però, il margine di crescita è limitato: il numero di partite è fisso e gli impianti non consentono ampliamenti significativi. Non a caso, si ipotizza un possibile trasferimento delle ATP Finals a Milano dal 2027. Roma, invece, ha già fatto un passo avanti: dal 2023 è diventato un ‘Super 1000’, con un tabellone ampliato a 96 giocatori. Questo ha però accentuato criticità già note, come la gestione del calendario, la carenza di campi e l’incognita del maltempo.

I 3 ostacoli principali

Per ambire allo status di Slam, Roma dovrebbe superare tre ostacoli principali: ampliare gli spazi e coprire almeno due campi, migliorare la mobilità per il pubblico e ottenere l’approvazione del Grand Slam Committee.

Sul primo punto, il Foro Italico offre margini di espansione, ma la realizzazione di campi coperti resta un nodo irrisolto da anni. Ogni pioggia riaccende il dibattito, ma senza risultati concreti.

Anche i trasporti rappresentano una criticità. L’area non è adeguatamente servita dai mezzi pubblici e manca una metropolitana nelle immediate vicinanze. In caso di affluenze ancora maggiori, la gestione dei flussi rischierebbe di diventare problematica, anche se questo aspetto non costituirebbe un veto formale.

Il vero ostacolo resta però quello politico. Per diventare Slam, Roma dovrebbe ottenere il via libera dei quattro tornei storici, che da oltre un secolo formano un sistema chiuso e molto conservativo. Inserire un quinto Major significherebbe rivoluzionare equilibri consolidati, che solo recentemente hanno trovato un accordo su aspetti tecnici come il tie-break al quinto set.

Dal punto di vista sportivo e commerciale, un nuovo Slam dovrebbe portare un valore aggiunto chiaro. Oggi i quattro tornei coprono tre continenti e tre superfici diverse. Un quinto Slam su terra rossa altererebbe questo equilibrio, mentre un’opzione indoor si sovrapporrebbe alle Finals di fine anno.

Anche sul piano geografico, Roma non è la candidata più forte: il Medio Oriente, con investimenti crescenti nel tennis, rappresenta una concorrenza molto più potente.

Qatar, Emirati e Arabia Saudita stanno già ridefinendo il panorama con eventi ricchi e innovativi, come il ‘Six Kings Slam’, e ospiteranno sempre più competizioni di rilievo. A ciò si aggiunge una capacità di investimento praticamente illimitata e una flessibilità organizzativa che l’Europa difficilmente può eguagliare.

Difficile, ma forse non impossibile

In questo contesto, l’idea di trasformare Roma in uno Slam appare estremamente ambiziosa. Il fascino del Foro Italico e la tradizione del tennis italiano sono indiscutibili, ma difficilmente potranno competere con le logiche economiche e politiche che governano il circuito.

Per riuscirci, servirebbe molto più che storia e passione: servirebbe una vera rivoluzione.