Djokovic, serata da incubo: eliminato al primo turno degli US Open da Navone

Icona Autore Vincenzo Lo Presti
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Novak Djokovic- Shutterstock

Prima giornata di tabellone principale e primo grande colpo di scena allo US Open, ultimo Slam stagionale scattato sul cemento di Flushing Meadows. Novak Djokovic, testa di serie numero 4 e quinto nella classifica mondiale, si ferma al primo turno contro Mariano Navone. Il tennista serbo si arrende in quattro ore e 36 minuti al terraiolo argentino e rimedia la prima sconfitta in carriera al primo turno dello Slam americano. Nelle 19 precedenti apparizioni a Flushing Meadows il 39enne di Belgrado non aveva mai perso all’esordio, ma questa volta passa Navone in rimonta con il punteggio di 7-6(5) 5-7 4-6 6-2 6-1. Djokovic non veniva eliminato al primo turno di uno Slam dall’Australian Open 2006 contro Paul Goldstein.

Agonia Djokovic: cosa è successo

Non è stata soltanto una clamorosa sorpresa sportiva. Sul cemento dell’Arthur Ashe Stadium è andato in scena soprattutto il dramma fisico di Djokovic, apparso in difficoltà praticamente per tutta la partita. Prima i problemi respiratori legati alla forte umidità e all’alta temperatura, poi quelli allo stomaco che l’hanno costretto a vomitare per ben due volte. Come se non bastasse, il serbo ha poi accusato dolori alla schiena e alla spalla. Nonostante ciò, perso il primo parziale al tie-break, il serbo aveva reagito conquistando il secondo per 7-5 e il terzo per 6-4. Avanti due a uno nel parziale e nel game con servizio a favore, l’ex numero uno è crollato perdendo otto game consecutivi e consegnandosi praticamente all’avversario. Navone, dal canto suo, ha avuto il grande merito di non farsi travolgere dalla situazione. Il 25enne argentino ha continuato a correre, a tenere in campo palle pesanti e profonde e soprattutto a non concedere a Djokovic la possibilità di rallentare il ritmo. La sua capacità di prolungare gli scambi ha finito per diventare decisiva quando le energie del serbo hanno cominciato a esaurirsi. Al termine della sfida Nole ha mostrato tutta la propria sofferenza anche dal punto di vista emotivo scoppiando in lacrime.

Le parole di Djokovic

Penso fosse evidente che in campo mi sentissi davvero malissimo. È qualcosa che, purtroppo, mi porto dietro praticamente in ogni partita di quest’anno. Vomitare, rimettere, è un problema serio. Poi tutto il mio corpo, fondamentalmente, comincia a cedere, arrivano crampi e dolori. Alla fine anche la schiena ha ceduto, così come la spalla, e non sono riuscito a chiudere la partita. Ero avanti di un break nel quarto set, ma ho fatto fatica per tutta la partita, praticamente fin dal quarto game. Di nuovo, non voglio togliere troppo valore alla sua vittoria. Complimenti a lui. È un bravo ragazzo, un combattente. Ma io non mi sono divertito. In questo momento non voglio andare così in profondità. Sto solo cercando di capire davvero cosa sta succedendo e fin dove posso arrivare continuando in questo modo. Ritirarmi? Sì, l’ho pensato. Ma poi ho vinto un set e poi il terzo. E allora ho pensato: ‘okay, forse c’è una possibilità’. Sì, non volevo arrendermi nel quarto o nel quinto, quindi volevo in qualche modo finire la partita“, le parole, in conferenza stampa, del 24 volte campione Slam, che manca la difesa della semifinale della passata stagione e a fine torneo uscirà dalla top ten ATP dopo otto anni.

Djokovic, ATP Finals a rischio

Si trattava del luglio 2018, quando Djokovic – in grande difficoltà nel 2017 a causa di problemi al gomito – era scivolato fuori dalla top 20, per poi vincere Wimbledon e tornare nei primi dieci. Una sconfitta pesante anche in ottica ATP Finals per Djokovic, che resta fuori dalla top ten anche nella Race ed è virtualmente fuori dagli otto tennisti che a novembre si giocheranno l’ultimo titolo della stagione a Torino.

Djokovic, è tempo di ritirarsi?

Al termine della sfida Nole ha mostrato tutta la propria sofferenza anche dal punto di vista emotivo scoppiando in lacrime. Quelle immagini hanno inevitabilmente alimentato una domanda: quanto è vicino il momento in cui Djokovic dovrà iniziare a pensare seriamente alla fine della carriera? Non è una domanda alla quale, oggi, si possa dare una risposta certa. A 39 anni il serbo continua a confrontarsi con avversari molto più giovani e con un calendario nel quale recuperare dagli sforzi diventa inevitabilmente più complesso. La partita contro Navone ha mostrato in maniera brutale quanto il margine tra la sua straordinaria esperienza e le esigenze fisiche del tennis contemporaneo possa diventare sottile. La caduta al primo turno degli US Open non cancella nulla di ciò che ha costruito nella sua carriera. Al contrario, proprio la dimensione della sua leggenda rende ancora più sorprendente una notte come quella di New York. Ma il ko contro Navone è diverso da molte altre sconfitte subite dal serbo negli ultimi anni. Non è stato semplicemente un giocatore più giovane a battere un campione vicino ai 40 anni. È stato il corpo di Djokovic a diventare il protagonista negativo della serata, impedendogli di esprimere per lunghi tratti il tennis necessario per controllare la partita. Il risultato resterà negli archivi: Navone batte Djokovic al primo turno degli US Open 2026. Ma le immagini che resteranno più a lungo nella memoria saranno probabilmente quelle del serbo piegato dal malessere, costretto a fermarsi, a vomitare, a ricevere assistenza e infine a lasciare il campo in lacrime. Per un giocatore che ha costruito una carriera sulla capacità quasi sovrumana di resistere alla sofferenza, è forse questo l’aspetto più significativo della notte di New York. Djokovic ha perso una partita. Ma, soprattutto, per la prima volta in modo così evidente, è sembrato perdere la battaglia contro i propri limiti fisici. E dopo una notte così, il futuro del campione serbo diventa inevitabilmente uno dei grandi interrogativi del tennis mondiale.