Wimbledon, è ancora caos: Sinner e Sabalenka guidano le proteste
Jannik Sinner - Shutterstock
L’aumento del montepremi annunciato da Wimbledon non è bastato a placare il malcontento dei protagonisti del circuito. Nonostante gli organizzatori abbiano previsto per il 2026 un incremento record dei premi in denaro, i principali giocatori ATP e WTA ritengono ancora che la distribuzione delle risorse continui a penalizzare chi scende in campo. Per questo motivo, i rappresentanti dei tennisti hanno deciso di dare seguito alle proteste già emerse durante il Roland Garros, coinvolgendo anche il torneo più prestigioso del calendario. Tra i volti più rappresentativi dell’iniziativa figurano Jannik Sinner e Aryna Sabalenka, numeri uno del ranking mondiale e portavoce delle richieste avanzate dai giocatori.
Il motivo dello scontro
Alla base della protesta c’è la convinzione che la percentuale dei ricavi destinata agli atleti resti troppo bassa rispetto agli introiti generati dagli Slam. Durante la prima settimana di Wimbledon, vincitori e sconfitti limiteranno infatti le conferenze stampa a un massimo di quindici minuti, una scelta simbolica che richiama proprio la quota attualmente riconosciuta ai tennisti. I giocatori sostengono che, nonostante l’incremento del montepremi complessivo, la loro fetta dei ricavi sia rimasta sostanzialmente invariata negli anni e persino inferiore rispetto a quella di un decennio fa. Da qui la decisione di adottare una forma di pressione che colpisce indirettamente media e tifosi, ma che punta ad attirare l’attenzione sul tema della redistribuzione economica soprattutto per chi è fuori dalla Top100.
Cosa succede ora
La protesta, almeno per ora, resterà confinata alle attività con la stampa, ma il confronto tra giocatori e organizzatori potrebbe diventare molto più acceso nei prossimi mesi. Diversi esponenti del circuito hanno infatti lasciato intendere che, in assenza di ulteriori aperture, potrebbero essere valutate iniziative più drastiche. Lo scenario che preoccupa maggiormente gli Slam è quello di un possibile boicottaggio, ipotesi che fino a qualche anno fa appariva impensabile ma che oggi non viene più esclusa. Tutti gli occhi sono ora puntati sugli US Open, il torneo economicamente più ricco del circuito, chiamato a trovare un equilibrio tra le richieste degli atleti e la sostenibilità del proprio modello economico.