Mondiali 2026, l’arbitro somalo respinto: “Volevo solo fare il mio lavoro”
L’arbitro arrivato a Miami e respinto perché somalo. Omar Abdulkadir Artan racconta cos’è successo prima dei Mondiali 2026
Dal sogno all’incubo. È successo tutto in poche ore a Omar Abdulkadir Artan. Poteva scrivere la storia: sarebbe stato il primo arbitro a dirigere una gara dei Mondiali di calcio. Invece è stato respinto a Miami per un caso di omonimia con un leader di un gruppo militare somalo. Solo sabato scorso, infatti, era arrivato in Florida per prendere parte al collegiale organizzato dalla Fifa tra tutti gli arbitri del torneo. Appena atterato è stato interrogato per 11 ore, messo in una cella e rispedito indietro, nonostante avesse (ovviamente) un visto regolare.
“Volevo solo vivere il mio sogno”
Direttamente da Istanbul, in Turchia, ha spiegato al New York Times ciò che è successo: “Sono semplicemente un arbitro che sta cercando di vivere il suo sogno, il più grande sogno della mia vita, venire ai Mondiali. Avevo tutti i documenti in regola, però sono stato interrogato per ore, messo in prigione e poi espulso. Credo che abbiano un problema con il mio Paese”.
“Ero negli Stati Uniti per fare l’arbitro”
Il problema tra la Somalia e gli Stati Uniti è legato al pensiero di Trump, che lo scorso dicembre ha fatto cacciare tutti gli immigrati provenienti da quel paese chiamandoli ‘spazzatura’. Nel caso di Omar Abdulkadir Artan c’era pure l’omonimia con un leader di un gruppo militare somalo: “Mi hanno chiesto più volte se avevo mai incontrato rappresentanti di Al Shabab. Gli ho spiegato che non sapevo nulla di questo gruppo militare, che ero negli Stati Uniti solo per svolgere al meglio il mio lavoro di arbitro”, ha concluso.