Gasperini deluso: “Non sono una brutta persona”. E va via in lacrime – VIDEO

Icona Autore Iacopo Erba
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Non sarà un Roma-Atalanta come gli altri. Soprattutto per Gian Piero Gasperini, e non solo per la cosiddetta “nostalgia canaglia”. Le parole di Claudio Ranieri, senior advisor che è andato prima della partita con gol Pisa allo scontro frontale con il tecnico, lo hanno spiazzato e soprattutto ferito. E gli strascichi delle tensioni tra i due hanno reso l’appuntamento con la stampa un crocevia chiave per capire le dinamiche interne al mondo giallorosso del presente, ma soprattutto del futuro. Mentre, però, lato allenatore affiorano tensione soprattutto delusione. Gasperini infatti prende subito l’iniziativa, affrontando le questioni più delicate emerse nei giorni precedenti. Si dice sorpreso dalle parole del dirigente e ribadisce la propria versione: “Sono incredibilmente stupito. Perché non avevo mai ricevuto certi toni da parte sua, c’erano stati solo normali confronti”. Il concetto viene ripetuto più volte, senza però mai cercare alibi di una partita in chiave Champions, un obiettivo “ancora aperto” per una squadra che il tecnico ha protetto evitando di rispondere o creare qualunque polemica.

Imparare dal passato

Nel corso della conferenza, però, sono emerse via via anche considerazioni più personali. Gasperini rivendica la propria storia professionale con una frase significativa, forse cruciale per comprendere il fulcro del suo ragionamento e del suo sentimento: “Se sono stati quasi 8 anni a Genova e 9 a Bergamo non sono una persona così brutta”. Poi corregge una narrazione diffusa sulla sua Atalanta: “Nell’Atalanta non c’era solo giovani o ragazzini. Ma un gruppo di giocatori esperti, che poi è stato ampliato, integrato, cambiato. Ma non erano solo giovani”. Parole che suonano come una puntualizzazione, forse anche una risposta a critiche recenti riguardo il suo presunto disfattismo e le continue lamentele nel voler puntare da subito a spingere per rinforzare la squadra.

Un condottiero fragile

Il momento più intenso arriva quindi nel finale. Evocando il passato bergamasco e il rapporto con la proprietà, Gasperini sottolinea il valore della sintonia (evidentemente non ritrovata) costruita negli anni: “Quella è stata una cosa straordinaria, non solo per merito mio, ma anche della società. C’era una società capacissima a operare in sintonia con l’allenatore… A un certo punto, questa sintonia, un po’ perché è cambiata la società, un po’ perché non c’era più il papà a cui ero sicuramente più legato…”. L’emozione lo travolge, la voce si incrina e così Gasp decide di interrompere tutto. Si alza sbattendo le mani sul tavolo, lascia la sala e chiude la conferenza in modo brusco, visibilmente provato dopo giorni complicati. Perché anche il “martello” possiede un lato umano chiaro ed evidente, che stavolta non ha potuto né tantomeno voluto tenere per sé.