Wimbledon 2026: sarà la conferma di Jannik o accoglieremo un nuovo re?

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Wimbledon 2026

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Sinner il favorito

L’edizione 2026 si presenta particolarmente interessante, sia per il livello dei protagonisti sia per le incognite legate alla preparazione sull’erba. I campi londinesi, tradizionalmente più rapidi nelle prime giornate del torneo, favoriscono giocatori capaci di prendere l’iniziativa, servire con continuità e abbreviare gli scambi. Allo stesso tempo, l’evoluzione della superficie negli ultimi anni ha reso possibile il successo anche di tennisti dotati di grande solidità da fondo campo.

Il principale favorito resta comunque Jannik Sinner. Il numero uno del mondo e campione in carica arriva però a Wimbledon in una situazione particolare. Quello londinese sarà infatti il suo primo torneo dopo la sorprendente eliminazione al Roland Garros contro Juan Manuel Cerúndolo. Dopo quella sconfitta, Sinner ha scelto di prendersi una pausa, rinunciando ai tradizionali tornei di preparazione sull’erba come Halle o Queen’s e privilegiando il recupero fisico e mentale. Per la prima volta in carriera arriverà dunque a Wimbledon senza aver disputato alcun match ufficiale sulla superficie, limitandosi alla partecipazione al Giorgio Armani Tennis Classic di Hurlingham, prestigiosa esibizione che precede lo Slam londinese. Una scelta che alimenta inevitabilmente curiosità e interrogativi: il talento e i risultati dell’Azzurro lo rendono ancora il principale candidato al titolo, ma sarà interessante capire come reagirà dopo la delusione di Parigi e quale sarà il suo livello competitivo fin dai primi turni.

Ancora assente Alcaraz, out anche Musetti

A rendere ancora più particolare questa edizione sarà l’assenza di Carlos Alcaraz. Lo spagnolo, tra i principali rivali di Sinner e due volte vincitore di Wimbledon, è stato costretto a rinunciare a causa di un infortunio al polso che non gli ha permesso di recuperare in tempo per il terzo Slam della stagione. Una defezione pesantissima per il torneo, che perde uno dei suoi protagonisti più attesi e uno dei candidati naturali alla vittoria finale.

Nelle ultime ore è arrivata inoltre anche la rinuncia di Lorenzo Musetti. L’Azzurro, in crescita dopo un inizio di stagione marchiato da tanti infortuni, non sarà ai nastri di partenza a causa di un ennesimo problema fisico che lo ha costretto a fermarsi nuovamente, proprio alla vigilia dell’appuntamento londinese. Un’assenza che priva il torneo di un altro interprete particolarmente interessante sull’erba.

Chance per Zverev e Djokovic

Chi potrebbe beneficiare maggiormente di questo scenario è Alexander Zverev. Il tedesco arriva a Wimbledon da fresco vincitore del Roland Garros e, complice il forfait di Alcaraz, sarà la testa di serie numero due del tabellone. Forte della fiducia accumulata a Parigi e di una continuità di rendimento sempre più elevata, Zverev si presenta come uno dei principali candidati a raggiungere le fasi finali del torneo e a inseguire quello che sarebbe il primo titolo a Wimbledon della sua carriera.

Alle sue spalle resta impossibile ignorare Novak Djokovic. I sette titoli conquistati a Church Road e l’esperienza accumulata nel corso degli anni rendono il serbo uno degli uomini più pericolosi del circuito quando si gioca sull’erba. Anche a 39 anni, Djokovic continua a rappresentare una minaccia concreta per chiunque e sa come pochi altri cosa serva per arrivare fino in fondo a Wimbledon.

Occhio alle sorprese

Tra gli outsider più credibili troviamo invece Jack Draper, la cui presenza non è ancora certa al 100% ma che resta uno dei nomi da seguire qualora riuscisse a recuperare completamente, Ben Shelton, sempre più competitivo grazie al suo servizio devastante, Taylor Fritz, da anni tra i migliori interpreti della superficie, e Daniil Medvedev, giocatore che negli ultimi anni ha dimostrato di poter essere molto pericoloso anche sull’erba londinese.

In conclusione, Wimbledon 2026 si annuncia come uno degli appuntamenti più affascinanti della stagione, un torneo ricco di spunti e di possibili sorprese. E come sempre accade sull’erba londinese, il confine tra favorito e sorpresa potrebbe essere molto più sottile del previsto.