Impresa storica al Foro Italico: Bolelli e Vavassori conquistano il titolo in doppio
Il Foro Italico di Roma gremito durante gli Internazionali BNL d'Italia (Shutterstock)
Simone Bolelli e Andrea Vavassori hanno scritto una pagina indelebile di storia del tennis azzurro, conquistando il torneo di doppio maschile degli Internazionali d’Italia 2026. I due tennisti, accreditati della settima testa di serie del tabellone, sono riusciti a piegare il collaudato team composto dallo spagnolo Marcel Granollers e dall’argentino Horacio Zeballos, secondi favoriti del seeding e già trionfatori a Roma nel 2020 e nel 2024. La sfida si è risolta al cardiopalma con il punteggio di 7-6(8), 6-7(3), 10-3 dopo due ore e 17 minuti di autentica battaglia sul campo, un risultato che permette agli azzurri di incrementare il proprio bilancio positivo nei confronti diretti con la coppia ispanica, battuta ora quattro volte nei sei incroci complessivi. Per il bolognese e il piemontese si tratta del secondo titolo Masters 1000 vinto insieme in carriera e in questa stagione, dopo il sigillo ottenuto a marzo sul cemento di Miami.
Bolelli e Vavassori cancellano il tabù di Pietrangeli e Sirola
La vittoria di Bolelli e Vavassori assume una portata monumentale se si guarda all’albo d’oro del torneo capitolino, dove mai prima d’ora una coppia interamente italiana era riuscita a salire sul gradino più alto del podio. Bisognava infatti risalire al 1963 per ritrovare l’ultima finale disputata da un duo tricolore, quando i leggendari Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola si arresero a Hewitt e Stolle, dopo aver collezionato altri cinque secondi posti tra il 1955 e il 1961. Prima di loro, solo De Morpurgo/Gaslini nel 1930 e Palmieri/Sertorio nel 1933 erano andati a un passo dal titolo. Se l’ultimo acuto individuale con un italiano in campo risaliva al 1991, grazie al successo di Omar Camporese in coppia con Goran Ivanišević, questa impresa assume i contorni del capolavoro assoluto: tra semifinale e finale, la coppia azzurra è stata capace di estromettere le prime due teste di serie del tabellone, certificando una superiorità che oggi li elegge meritatamente a Re di Roma.