ATP Roma 2026, Sinner vince gli Internazionali: Jannik entra nella storia

Icona Autore Niccolò Di Leo
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Jannik Sinner

Jannik Sinner (Shutterstock)

Jannik Sinner è nella storia. Il numero uno al mondo vince contro Casper Ruud e si assicura la vittoria degli Internazionali di Roma. Una partita dalla durata di quasi due ore che ha visto il norvegese dare del filo da torcere al suo avversario, ma senza grande successo. Dopo una partenza deficitaria di Sinner, in difficoltà nei primi due game, Sinner riesce ad alzare il ritmo, ritrovare fiducia e cresce nel rendimento. L’altoatesino si assicura quindi la vittoria del primo set con il risultato di 6-4, replicando in un secondo set in cui non ha mai perso la bussola e ha sempre tenuto il controllo del gioco. Due 6-4 consecutivi che consentono a Sinner di conquistare un trofeo che lo porta nella storia del tennis italiano e internazionale.

Sinner sfata un tabù che durava da 50 anni

Erano cinquant’anni che un tennista italiano non trionfava negli Internazionali di Roma. Il tricolore nel lungo albo d’oro del torneo non appariva dal lontano 1976 quando a conquistare l’ambito trofeo fu Adriano Panatta. Il tennista romano si impose in finale contro Guillermo Vilas, battendolo 2-6, 7-6, 6-2, 7-6. Da quel giorno per mezzo secolo abbiamo aspettato che qualcuno riuscisse a raccoglierne l’eredità e, dopo esserci andato vicino lo scorso anno (quando perse la finale contro Carlos Alcaraz), questa volta Sinner riesce a interrompere un lunghissimo tabù trionfando davanti ai propri tifosi, nel torneo più importante d’Italia.

Sinner eguaglia Nadal e Djokovic

Un record nazionale e non solo. Jannik Sinner entra anche nella storia del tennis mondiale. Il numero uno al mondo, infatti, battendo Ruud nella finale degli Internazionali conquista il suo sesto Master 1000 consecutivo – il quinto nei primi cinque di questo 2026 – diventando il secondo di sempre a riuscirci dopo Rafa Nadal. In un colpo solo, però, Sinner eguaglia anche il record di Novak Djokovic, diventando ufficialmente Golden Master, perché capace di alzare almeno una volta tutti i 9 trofei degli appuntamenti Masters 1000 del calendario ATP.