Uruguay 1930: il primo Mondiale tra pionieri, viaggi epici e la nascita di una leggenda
Tifosi Uruguay (Shutterstock)
Si avvicina l’estate e con lei l’inizio del Mondiale, l’evento più atteso per gli appassionati di questo sport e per i tifosi. Uno spettacolo che però novantasei anni fa non era lo stesso di ora. La prima Coppa del Mondo si disputò nel 1930 in Uruguay, con la vittoria della selezione padrona di casa. Un torneo decisamente diverso, per pretese e infrastrutture, nato per volontà della Fifa che decise di organizzare un evento che fosse interamente dedicato al calcio e diverso da quello Olimpico. L’idea fu del francese Jules Rimet, presidente della Federazione, con l’obiettivo di creare solidarietà e eliminare i conflitti sociali dopo i traumi della Prima Guerra Mondiale. Individuò nel calcio il potenziale veicolo di pace per riavvicinare i popoli.
Mondiale in Uruguay: la reazione dell’Europa
Nel 1930 l’Uruguay proiettava l’immagine di un Paese moderno ed europeizzato che voleva essere grande, il Mondiale era l’evento che simboleggiava lo sviluppo. Per l’occasione fu costruito il nuovissimo Estadio Centenario che in occasione della finale tra Uruguay e Argentina – che i padroni di casa vinsero per 4-2 – accolse più di 80.000 persone. La costruzione fu un processo lento tanto che la gara inaugurale tra Francia e Messico dovette essere dirottata nell’impianto di Pocitos dove si sedettero appena 1000 spettatori. Una scelta quella di far disputare il Mondiale in Sud America che in Europa ha sollevato non poche polemiche tanto che alcune nazionali boicottarono l’evento come l’Inghilterra, risentita che una competizione del genere non fosse stata disputata nel luogo dove questo sport è nato. Il viaggio per raggiungere la meta era piuttosto impegnativo tanto che le squadre arrivarono stanche dopo lunghe traversate senza possibilità di allenare. Per questo vi parteciparono appena tredici selezioni, un torneo decisamente più snello rispetto a quello attuale. Inoltre, fu il primo e unico Mondiale a essere giocato unicamente in una città: a Montevideo.
Uruguay – Argentina, il gol di Hector Castro e la curiosità sui palloni
L’attenzione sul torneo cresceva di partita in partita, l’ipotesi di una finale tra Uruguay e Argentina si faceva sempre più concreta e le tifoserie sempre più infuocate. L’ultimo atto è stato deciso da una serie di coincidenze e circostanze curiose come il gol decisivo di Hector Castro che non sarebbe neanche dovuto partire titolare. Le strategie adottate dalle due squadre in capo e il dettaglio dei palloni utilizzati fecero la differenza, ognuna voleva giocare col proprio pallone e così l’arbitro decise di far utilizzare entrambi a tempi alterni. Dopo la vittoria della Celste furono proclamati tre giorni di festa nazionale che coincisero con i cent’anni di Repubblica Costituzionale.