Mondiali 2026, Klopp attacca la FIFA: “Hydration break? Uno scudo per gli sponsor!”
Klopp (Shutterstock)
Una delle novità più rilevanti di questo Mondiale è l’hydration break. Solo un termine diverso per chiamare il più noto cooling break, ma con un dara leggermente più lunga. A tutti i seguaci della Coppa del Mondo non sarà sfuggito che esattamente alla metà delle due frazioni i calciatori vengano richiamati dall’arbitro in panchina per idratarsi. La sosta dura circa tre minuti e ha come scopo quella di combattere il caldo americano e rinfrescarsi per proseguire la partita nelle migliori condizioni possibili. Allo stesso tempo, per, l’hydration break è anche l’occasione per le televisioni di staccare dalla diretta e concedersi qualche minuto di pubblicità.
La polemica intorno l’hydration break
Proprio quest’ultimo aspetto ha portato a una lettura differente alla scelta di prolungare l’hydration break. Secondo qualcuno, infatti, più che per aiutare i calciatori e, ovviamente, anche i direttori di gara, la sosta per l’idratazione ha scopi pubblicitari. Ovvero, servirebbe per aumentare gli introiti televisivi garantendo ai vari sponsor di poter beneficiare di uno spazio pubblicitario anche durante la partita, quando l’attenzione degli spettatori è massima (tra l’altro esattamente nel vivo dei due tempi). Questo tipo di lettura ha trovato anche l’approvazione di personalità autorevoli nel mondo del calcio. Non ultimo a esprimersi in questi termini è stato Jurgen Klopp.
Kloop contro l’hydration break: “Gabbia d’oro per gli sponsor”
Il dirigente RedBull ed ex allenatore di Borussia Dortmund e Liverpool, oggi commentatore dei Mondiali, si è espresso in questi termini sulla FIFA e sull’introduzione dell’hydration break: “Il calcio è preso in ostaggio da dirigenti chiusi in uffici climatizzati. Il cooling break è come uno scudo per il benessere dei giocatori, una nobile spada contro il caldo. In realtà è una gabbia dorata costruita per gli sponsor. Quando ho visto i giocatori restare immobili durante una pausa per il caldo estremo mentre i tempi morti televisivi dettavano il ritmo della partita, racconta, non ho potuto fare a meno di chiedermi: a chi serve davvero la Coppa del Mondo? Ai tifosi? Ai giocatori? O agli inserzionisti?“.