MotoGP, perché tutti amano il Mugello?

Icona Autore Niccolò Di Leo
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MotoGP, Mugello (Shutterstock)

MotoGP, Mugello (Shutterstock)

Si avvicina il Mugello. Si avvicina uno degli appuntamenti più belli ed emozionanti della MotoGP. Una pista amata da tutti i piloti. Dagli italiani che, ovviamente, sono cresciuti tra le verdi colline toscane e gli stranieri che negli anni hanno imparato ad apprezzarne le curve e la spettacolarità dell’ambiente che si crea nelle ore che precedono la gara. Da venerdì 29 maggio a domenica 31 i motori torneranno a far tremare i presenti. Le notti diventeranno insonni. La musica risuonerà fino all’alba. L’entusiasmo, insomma, sarà alle stelle. Dopo anni di attesa, dovuti all’addio di Valentino Rossi, i successi di Bagnaia e oggi di Bezzecchi hanno riacceso l’entusiasmo di un pubblico che non vedeva l’ora di tornare a farsi vedere e, soprattutto, sentire.

Al Mugello non si dorme: I fan più pazzi del mondo

Ed è forse proprio questa magica atmosfera che rende il Mugello una tappa irrinunciabile nella stagione di MotoGP. L’affluenza del pubblico è uno dei punti forti del tracciato. Le colline toscane si riempiono appassionati provenienti dall’Italia, ma da tutto il mondo. Il motto che accompagna quei tre fatidici giorni è ‘al Mugello non si dorme‘. Ed è verissimo. Chi ha avuto il piacere di viverlo sa bene che il sonno non si concilia con i motori sempre accesi, le discoteche con musica dal vivo per tutta la notte, fuochi d’artificio e continuo girovagare di persone festanti. Gli amanti della MotoGP invadono letteralmente una zona particolarmente suggestiva dal punto di vista naturale. L’asfalto del tracciato, infatti, si inserisce in una conca naturale, con le discese delle colline che diventano gli spalti dai quali assistere alla gara.

Le curve del Mugello: uno spettacolo per i piloti

Poi, ovviamente, c’è la gara. Il Mugello, infatti, non è solo lo spettacolo e la follia della gente, ma anche la bellezza di un circuito che esalta le qualità dei piloti. Il rettilineo di 1141 metri li porta a una velocità ampiamente superiore ai 300 chilometri orari. Poi ci sono le curve, storiche, entrate nel cuore dei piloti e dei tifosi. Dalla staccata della San Donato alla Bucine, passando per Materassi, Borgo San Lorenzo, per Casanova-Savelli e poi ovviamente Arrabbiata 1 e Arrabbiata 2, prima di Scarperia-Palagio, uno dei punti forse più difficili dell’intero circuito che portano alla penultima ‘staccatona’ del Correntaio. Ben 5245 metri di pista, 15 meravigliose curve che ci hanno regalato gare emozionanti e giri spettacolari come quello del 2 giugno 2024, quando un certo Pecco Bagnaia taglio per primo il traguardo davanti alla sua gente stabilendo il record della pista (1’45:570).